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Dopo l’ingiustificato
"They're Only
Chasing Safety" ecco di nuovo gli Underoath con un
album molto più core e molto meno emo (grazie a Dio, ricordo che l’emo
fa l’uomo gay). Dopo tanto successo non credevo che i nostri potessero
tornare su alti livelli, stupendo e dando vita a nuove canzoni del
livello dell'indimenticabile
When the sun sleeps.
A seguito dell’ascolto di questo disco posso tranquillamente affermare
che i nostri sono tornati più metallosi che mai.
L'inizio del disco è
devastante, con
In regards to
myself, un impatto che mi ricorda l’inarrivabile "The
Changing Of Times". L'album è, poi, un susseguirsi di brani tirati,
violenti e cattivi, anche se molto spazio è dato alle parti strumentali
mescolate da quella componente elettronica, che è una delle
caratteristiche del suono del sestetto americano (personalmente il loro
modo di utilizzare l’elettronica mi fa impazzire, ascoltare per credere)
e che rende ancor più oscure e sofferenti le atmosfere del disco. Per
cogliere ciò basti sentire l'emozionante ballad
Returning empty
handed, che mantiene alta la tensione fino alla sua
esplosione finale (splendida!), o
Salmarnir,
un pezzo inconsueto e spiazzante, dove il fruscio di un torrente è
accompagnato da una voce enigmatica di sottofondo recitante versi della
Bibbia in russo... (infatti mi stavo chiedendo "che cavolo 'sta a
dì???").
La musica sembra
venire prima di tutto (l’album è veramente curatissimo), con la band che
riesce comunque a dare un'impronta del tutto personale ad ogni pezzo.
Album poi perfettamente valorizzato dall'ottimo lavoro in cabina di
regia svolto dal duo
Matt Goldman (Copeland,
Cartel) e
Adam Dutkiewicz
(chitarrista dei
Killswitch Engage).
Ad aggiungere ulteriore valore al disco interviene l'incredibile
prestazione del cantante Spencer Chamberlain, aiutato nelle parti
melodiche dal batterista
Aaron Gillespie. La sua è una voce aggressiva,
emozionante, che a tratti si culla in dolci melodie per poi stordire e
frastornare con urla strazianti, urla di ricerca di qualcosa che non
riesce a trovare.
"Wake
up! Wake up! Wake up! / This is not a test! / It's time to meet the
concrete!", recita il testo di
In regards of
myself; questo
non è un test...è ora di spaccare! Ecco gli
Underoath
come piacciono a noi...
Luigi Cantamesse |