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UNDEROATH
Act Of Depression
 
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Cries Of The Past
 
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The Changing Of Times
 
UNDEROATH
They're Only Chasing Safety
 
UNDEROATH
Survive Kaleidoscope
 
UNDEROATH
Lost In The Sound Of Separation
 
 

 

UNDEROATH
Define The Great Line
post-hardcore
2006 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/underoath

 

Dopo l’ingiustificato "They're Only Chasing Safety" ecco di nuovo gli Underoath con un album molto più core e molto meno emo (grazie a Dio, ricordo che l’emo fa l’uomo gay). Dopo tanto successo non credevo che i nostri potessero tornare su alti livelli, stupendo e dando vita a nuove canzoni del livello dell'indimenticabile When the sun sleeps. A seguito dell’ascolto di questo disco posso tranquillamente affermare che i nostri sono tornati più metallosi che mai.

L'inizio del disco è devastante, con In regards to myself, un impatto che mi ricorda l’inarrivabile "The Changing Of Times". L'album è, poi, un susseguirsi di brani tirati, violenti e cattivi, anche se molto spazio è dato alle parti strumentali mescolate da quella componente elettronica, che è una delle caratteristiche del suono del sestetto americano (personalmente il loro modo di utilizzare l’elettronica mi fa impazzire, ascoltare per credere) e che rende ancor più oscure e sofferenti le atmosfere del disco. Per cogliere ciò basti sentire l'emozionante ballad Returning empty handed, che mantiene alta la tensione fino alla sua esplosione finale (splendida!), o Salmarnir, un pezzo inconsueto e spiazzante, dove il fruscio di un torrente è accompagnato da una voce enigmatica di sottofondo recitante versi della Bibbia in russo... (infatti mi stavo chiedendo "che cavolo 'sta a dì???").

La musica sembra venire prima di tutto (l’album è veramente curatissimo), con la band che riesce comunque a dare un'impronta del tutto personale ad ogni pezzo. Album poi perfettamente valorizzato dall'ottimo lavoro in cabina di regia svolto dal duo Matt Goldman (Copeland, Cartel) e Adam Dutkiewicz (chitarrista dei Killswitch Engage). Ad aggiungere ulteriore valore al disco interviene l'incredibile prestazione del cantante Spencer Chamberlain, aiutato nelle parti melodiche dal batterista Aaron Gillespie. La sua è una voce aggressiva, emozionante, che a tratti si culla in dolci melodie per poi stordire e frastornare con urla strazianti, urla di ricerca di qualcosa che non riesce a trovare.

"Wake up! Wake up! Wake up! / This is not a test! / It's time to meet the concrete!", recita il testo di In regards of myself; questo non è un test...è ora di spaccare! Ecco gli Underoath come piacciono a noi...

Luigi Cantamesse

VOTO

92

 

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