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Ahi ahi ahi… gli Underoath hanno voluto mostrarci
come può rovinarsi un gruppo con tonnellate di talento, ma che non ha
più voglia di sbattersi nella sperimentazione. Come passare da un
esordio fulminante, innovativo e geniale di miscela death metal,
hardcore, melodia e elettronica a un insignificante (anche se sempre ben
suonato) emo-core, genere ormai inflazionatissimo. Ebbene sì, anche i
nostri Underoath si sono dati al banale culto di urla, melodia,
chitarre pesanti ma non troppo e tutto quello che il versante più
melenso del genere richiede. Scelta ineccepibile, da un punto di vista
di merchandising, considerato che "They're Only Cashing Safety"
ha venduto più del suo predecessore "The Changing Of Times" solo
nella prima settimana (io non so come questo possa essere successo, è
proprio vero che la gente è…).
E come ogni netto cambiamento anche questo si porta dietro
le solite discussioni: vecchi fans delusi (non sono un vecchio fan, ma
dopo
"The Changing Of Times" mi aspettavo molto, ma molto di più), altri appena
accontentati e altri ancora, entusiasti (i miei soci emo-gay…eheh), ossia quelli che per la prima volta si
avvicinano alla band. Di certo c’è solo una cosa: gli Underoath
sono passati da gruppo unico e originale destinato a dettar legge in
ambito metal-core, a un ottimo, quanto prevedibile, emo-core. Certe cose
a mio giudizio non si fanno…poi ok, a ciascuno piace ciò che piace, ma
delle evoluzioni possibili è quella che meno mi piace. È però innegabile
una immensa quanto evidente involuzione sotto il livello non tanto qualitativo ma
soprattutto in termini di personalità, di cattiveria e di fantasia. Non
posso definire "They're Only Cashing Safety" un disco brutto, né
tantomeno insufficiente. Tutt’altro: se è vero che soffre gli ascolti
ripetuti (la monotonia è dietro l’angolo, per quel che mi riguarda dopo
due ascolti non ne puoi più per un po') ha le sue belle melodie, le sue
canzoni semplici e accattivanti.
Se vi piace l’emo un poco cattivo è l’album per voi, nessun
tecnicismo strano o cose stupefacenti. Un disco da ascoltare mentre ve
ne state svaccati sul divano, e non avete voglia di musica dura…
Luigi Cantamesse
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