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UNIÃO
Scream On The Cross
heavy
2002 - self / 2003 - Megahard Records
(Brasile)
www.myspace.com/uniao

 

Band semi-sconosciuta brasiliana, gli União si presentarono al mondo con un debut (ormai datato 2002) di un heavy-power metal classico, al quale si aggiungono alcune influenze progressive (molto rarefatte). I testi appaiono alquanto banali, ma vengono resi molto bene da una voce non incredibilmente alta (a differenza dei mille altri gruppi power che hanno inflazionato la scena nei primi anni del terzo millennio) ma potente ed espressiva, aiutata da dei musicisti che sanno il fatto loro: le chitarre e le tastiere difficilmente intessono melodie "già sentite", dimostrando una certa varietà compositiva del gruppo; varietà che però non sfocia mai in una dispersione eccessiva, e che presenta una certa coerenza dal punto di vista del songwriting.

L’opener Unknown world rende bene quello che sembra essere il leitmotiv del disco: melodie che si intrecciano tra chitarra e tastiera, sorrette da una sezione ritmica adatta e precisa (seppur non eccelsa dal punto di vista tecnico e poco varia), testi poco brillanti ma cantati da un cantante emotivamente coinvolto. A seguito dell’assolo di chitarra un intermezzo di pianoforte e voce porta la canzone verso un finale più "telefonato", ma non per questo poco coinvolgente. Altri punti "alti" del Cd sono: Mercy I (Darkest days), forse uno dei pezzi più vari e belli dell’album, con delle melodie originali dai toni drammatici che si sviluppano in frangenti più rabbiosi o addirittura speranzosi, il cui difetto più grande è forse una scarsa varietà da parte della sezione ritmica, che non si lega bene alla grande ampiezza di melodie presentata dalle chitarre e dalle tastiere; la power ballad Travel in darkness, emotiva ma non mielosa, dalle belle linee vocali drammatiche, valorizzate dai giri di chitarra semplici ma efficaci e da degli assoli degni di questo nome, tra cui anche un paio di assoli di tastiera; la hit e titletrack Scream on the cross, che ha il sapore del già sentito, ma che riesce a spiazzare almeno un paio di volte (dove mi sarei aspettato che la canzone sarebbe andata verso altri lidi), e che oltre al "solito" cantato molto emotivo, presenta una tastiera impegnata alla grande e dei giri di chitarra scontati forse ma di effetto: di sicuro vi metterete subito a cantarla (ed è esattamente la reazione che dovrebbe suscitare una ballad)! Diary of a child, che è forse il pezzo dal sapore più "progressive", farcito di bei giri di chitarra e di tastiera che si amalgamano bene per portare ad un ritornello melodico, dalle linee vocali catchy che però non si accontentano di essere solo orecchiabili; Dreams, la quale sembra partire come una ballad (ma come, ancora???) mentre invece poi si rivela essere una canzone dall’impatto non indifferente! Sezione ritmica semplice ma efficace, e linee vocali veramente sorprendenti per quanto sono adatte al tessuto melodico della canzone, che si può qualificare tranquillamente come uno dei punti più alti dell’album, sia per varietà che per potenza sonora.

In conclusione possiamo dire che gli União rispolverano molto bene gli stilemi più classici dell’heavy metal imbastardendoli con del power metal per niente scialbo o pacchiano, riuscendo dove molti hanno fallito alla grande, ovvero nel riproporre delle melodie serie e anche tristi ma non "emo", che siano ben legate alle parti più "dure" delle loro canzoni. Tutta la classicità dell’heavy ottantiano, viene sapientemente amalgamata alle sonorità più corpose del metal anni ’90, e il prodotto complessivo è di molto oltre la sufficienza. I punti critici del combo brasiliano sono la banalità dei testi (a volte veramente troppo palese) evidenziata da una pronuncia non ancora perfetta, e la scarsa varietà della sezione ritmica: messi a posto questi tre problemi (tutt'altro che insormontabili), gli União si potrebbero tranquillamente candidare per una maggiore visibilità internazionale. Il voto complessivo non può essere che largamente positivo!

Devid Viezzi

VOTO

79

 

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