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Band semi-sconosciuta
brasiliana, gli União si presentarono al mondo con un debut
(ormai datato 2002) di un heavy-power metal classico, al quale si
aggiungono alcune influenze progressive (molto rarefatte). I testi
appaiono alquanto banali, ma vengono resi molto bene da una voce non
incredibilmente alta (a differenza dei mille altri gruppi power che
hanno inflazionato la scena nei primi anni del terzo millennio) ma
potente ed espressiva, aiutata da dei musicisti che sanno il fatto loro:
le chitarre e le tastiere difficilmente intessono melodie "già sentite",
dimostrando una certa varietà compositiva del gruppo; varietà che però
non sfocia mai in una dispersione eccessiva, e che presenta una certa
coerenza dal punto di vista del songwriting.
L’opener
Unknown world rende bene
quello che sembra essere il leitmotiv
del disco: melodie che si intrecciano tra chitarra e tastiera,
sorrette da una sezione ritmica adatta e precisa (seppur non eccelsa dal
punto di vista tecnico e poco varia), testi poco brillanti ma cantati da
un cantante emotivamente coinvolto. A seguito dell’assolo di chitarra un
intermezzo di pianoforte e voce porta la canzone verso un finale più
"telefonato", ma non per questo poco coinvolgente. Altri punti "alti"
del Cd sono: Mercy I
(Darkest days), forse uno dei pezzi più vari e belli dell’album,
con delle melodie originali dai toni drammatici che si sviluppano in
frangenti più rabbiosi o addirittura speranzosi, il cui difetto più
grande è forse una scarsa varietà da parte della sezione ritmica, che
non si lega bene alla grande ampiezza di melodie presentata dalle
chitarre e dalle tastiere; la power ballad
Travel in darkness,
emotiva ma non mielosa, dalle belle linee vocali drammatiche,
valorizzate dai giri di chitarra semplici ma efficaci e da degli assoli
degni di questo nome, tra cui anche un paio di assoli di tastiera; la
hit e titletrack
Scream on the cross, che ha il sapore del già sentito, ma che
riesce a spiazzare almeno un paio di volte (dove mi sarei aspettato che
la canzone sarebbe andata verso altri lidi), e che oltre al "solito"
cantato molto emotivo, presenta una tastiera impegnata alla grande e dei
giri di chitarra scontati forse ma di effetto: di sicuro vi metterete
subito a cantarla (ed è esattamente la reazione che dovrebbe suscitare
una ballad)! Diary of
a child, che è forse il pezzo dal sapore più "progressive",
farcito di bei giri di chitarra e di tastiera che si amalgamano bene per
portare ad un ritornello melodico, dalle linee vocali catchy che però
non si accontentano di essere solo orecchiabili;
Dreams, la
quale sembra partire come una ballad (ma come, ancora???) mentre invece
poi si rivela essere una canzone dall’impatto non indifferente! Sezione
ritmica semplice ma efficace, e linee vocali veramente sorprendenti per
quanto sono adatte al tessuto melodico della canzone, che si può
qualificare tranquillamente come uno dei punti più alti dell’album, sia
per varietà che per potenza sonora.
In conclusione possiamo dire
che gli União rispolverano molto bene gli stilemi più classici
dell’heavy metal imbastardendoli con del power metal per niente scialbo
o pacchiano, riuscendo dove molti hanno fallito alla grande, ovvero nel
riproporre delle melodie serie e anche tristi ma non "emo", che siano
ben legate alle parti più "dure" delle loro canzoni. Tutta la classicità
dell’heavy ottantiano, viene sapientemente amalgamata alle sonorità più
corpose del metal anni ’90, e il prodotto complessivo è di molto oltre
la sufficienza. I punti critici del combo brasiliano sono la banalità
dei testi (a volte veramente troppo palese) evidenziata da una pronuncia
non ancora perfetta, e la scarsa varietà della sezione ritmica: messi a
posto questi tre problemi (tutt'altro che insormontabili), gli União
si potrebbero tranquillamente candidare per una maggiore visibilità
internazionale. Il voto complessivo non può essere che largamente
positivo!
Devid Viezzi
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