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Ormai l’Ucraina si sta configurando come una fra le
realtà più importanti nel metal mondiale e nell’un-black in particolare.
Il suono di questa terra è epico, solenne, malinconico, viking, e
discende direttamente dal maestro Burzum. Questa band
(collaterale agli interessanti deathsters Coram Deo)non fa
eccezione, se non nelle vocals più sibilate alla Abbath. Produzione
buona, anche se non eccellente, ma ciò che soprattutto rende grande il
duo (Zebaoth, tutta la strumentazione e le vocals; Margareth, keyboards
e le altre voci) sono le composizioni, mai scontate o noiose. I testi,
come si intuisce dai titoli, riprendono tematiche care al miglior black
(natura, foreste, inverno eterno…) calandole nella presenza cristiana.
L’opener Rest si configura come una
serie di ondate gelide che ammaliano l’ascoltatore e lo trasportano
all’interno del disco, mentre la successiva Tomorrow sfoga
tutta la carica folk e viking dei nostri. Single with nature
è un tempo poco più che medio con organo evocativo, che si tramuta nel
finale in un rarefatto ambient bellico. Non può non ricordare atmosfere
pesantemente burzumiane, è una song che lascia incantati, la migliore
dell’Ep. Segue Crucified..., un mid-tempo particolarmente
adatto ad esprimere l’inesorabile possenza della band. Curse of
eternal winter è lenta, talmente glaciale da richiamare il
titolo; la contraddistinguono sontuosi intrecci di chitarre e basso.
Shhhhhhh... chiude il tutto ed è una sorta di ninna nanna
unblack (come suggerito dal titolo), tetro arpeggio chitarristico e
paesaggio dark ambient.
Per la consacrazione definitiva degli ucraini nell’olimpo aspettiamo il
disco pieno, ma certo questo lavoro non può e non deve passare
inosservato a chi si definisce amante di queste sonorità, sarebbe un
errore imperdonabile.
Daniele E.
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