|
Forse il più grande rimpianto del christian metal estremo.
Dopo questo meraviglioso Ep erano cresciute sterminate le
aspettative intorno ai cinque
giovani norvegesi che però dopo aver composto qualche altra song decisero
alcuni, evidentemente travagliati anni dopo, tra mille amarezze dei
loro numerosi fans e senza esserci a tutt'ora ben chiaro il motivo, di mettere
la parola fine alla straordinaria meteora Vaakevandring. Il
traboccante talento concentrato in tale
combo non è andato però disperso: il favoloso screamer Ronny
Hansen e l'immenso tastierista Morten Sigmund Magerøy
li ritroviamo ora più brillanti
ed ispirati che mai nel nuovo corso degli Antestor sorto con
l'Ep "Det Tapte Liv" e "The Forsaken"; il batterista Pål Dæhlen
è invece attualmente dietro le pelli dei promettenti
Frosthardr. Bene tutto ciò certo, ma questa band unita era
davvero clamorosa. L’Ep risale al ’99 quando uscì autoprodotto; nel 2004 la Momentum Scandinavia lo ha rivestito di nuovi sontuosi abiti grafici, ha aggiunto una traccia registrata nel 2001 e lo ha reimmesso sul
mercato per la gioia di tutti noi non possessori dell’oramai
introvabile release originale, facendolo peraltro giungere alla non
deprecabile durata di oltre 21 minuti.
Lyrics, ovvio, cristianissime, due in norvegese (tra cui il
Padre Nostro, "Fader vaar") altrettante in inglese, e
una produzione a dir poco superlativa, il cd parte appunto con
Fader vaar il cui preludio di tastiere epico-oscure spalanca il
sentiero ad un baritonale clean e all'ingresso del conturbante screaming su un tappeto sonoro
tra il folk black ed il black melodico, tecnico e tastieristico; tornano
ed imperversano per diverse decine di secondi le pregnanti ed
atmosferiche keys, accantonate poi al subentrare di una marziale
ritmica di percussioni e melodie chitarristiche; partiture più tecniche conducono
al crepuscolo con un
sound dai toni epici. Some day
è sempre guidata dalla sapientissima tastiera di
Morten Sigmund, qui anche con effetti epico-sinfonici, e mette in
bella mostra in tutta la sua magnificenza lo screaming di Ronny,
graffiante, penetrante, corrosivo. Si arriva così a Og sorgen
stilnet i smertens vann in cui una ritmica intensa lascia strada
a melodie oscure, passaggi folkeggianti, emozioni sonore malinconiche e
nostalgiche che ci sublimano al momento più
estasiante dell'intero Ep: un dolce arpeggio duetta con una tastiera
solenne fino al subentrare di cori neoclassici letteralmente da brividi, che
torneranno sfolgoranti e maestosi a più riprese nella traccia,
intervallati da un black furioso e da fasi più ariose. La
bonus aggiunta rispetto l'uscita del 1999 è l'anch'essa bellissima
To find the eternal peace dove tastiera, scream
ruggente e riff gravi aprono e terminano una composizione che
racchiude un meraviglioso black melodico a volte doloroso, a volte
sinistro altre sinfonico grazie alla superba maestria delle
protagoniste keyboards.
Molto di tutto ciò fortunatamente lo ritroviamo nel citato "The
Forsaken", ma davvero fa cuore in inverno solo pensare quanto
questo stupefacente gruppo avrebbe potuto donarci...
Valerio Mei |