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VALINOR
It Is Night
unblack
2001 - Apocalypse Production
(Polonia)
www.myspace.com/valinorband

 

Autori di due full-length, dalla cristianità piuttosto esplicita, musicalmente superbi, con in line-up come singer un ex Illuminandi, eppure quasi sconosciuti in ambito unblack. Lietissimi dunque di aver scoperto questi Valinor, ensemble polacco che con il nostro "It Is Night" suggella il proprio ufficiale debutto, anticipato ben quattro anni avanti da un sei tracce Demo in musicassetta intitolato "Remembrance". Notevole produzione, il sound è un black tastierosinfonico fortemente contaminato da epicità folk, ricca di baritoni solenni. Diremmo di trovarci al cospetto di un disco viking, se tale definizione non risultasse irrimediabilmente ossimorica allorché accostata ad un progetto di ispirazione cristiana; limitiamoci quindi a descrivere come suonino un unblack epico folk/ambient e sinfonico di buonissimo livello esecutivo e compositivo, ricco di mood elegiaci.

Tutte le nove tracce sono ricche e ben variegate, cosicché il dispiego della tracklist mai incappa in stucchevolezze o ridondanze. Tra i momenti più coinvolgenti citerei innanzitutto la seconda In the mist... Part I, che si sviluppa con una certa intensità emotiva tra ottimi clean, coralità baritone, screaming ruggenti, up-tempo e tastiere inquietanti. Stupendo il chorus portante di The world and the dream, la cui matrice industrial/darkwave riesce a non stridere con l'atmosfera fortemente folk della traccia. Guitar riffing neoclassicheggiante in apertura, e poi In the mist... Part II sciorina un serafico climax. Sound di puro "viking" per In the mist... Part III, con Chasing the moral's luxury si passa all'intro cerimoniale e liturgico in latino, prima dell'up-tempo oscuro dove accanto allo scream ecco anche la novità del growl: assoli vibrati e gregoriano in backing completano l'iridescenza di un pregevole quadro. Siamo a Falseness and struggle: campane sincroniche rintoccano su una ritmica leggiadra, il blackened death che segue è triviale. Come closing song è posta Your love, divisa tra tempi medio-lenti enfatici ed up per lo più baritonali, prima della confortante e serena chiusa ambient.

L'album arriva a toccare picchi imponenti ma raramente vi si stabilizza, il che trattiene dal far gridare all'eccellenza; tuttavia siamo al mercé acustica di un signor disco. A questo punto la voglia di andare ad ascoltare il successivo "Hidden Beauty" è alta, disco che dista da questo ben cinque anni, nei quali molto in line-up è cambiato, ed anche la cristianità non parrebbe più così manifesta. Se ancora unblack sarà, presto o con più calma ne leggerete in merito su queste colonne.

Valerio Mei

VOTO

84

 

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