|
Ho ascoltato più volte le 5 tracce del primo lavoro dei
Vanguard, "Dragonslayers", cercando tra le mirabolanti
peripezie del tastierista qualche significato o quantomeno "emozione"
che andasse oltre un vago spirito power, ma proprio non ho sentito nulla
oltre questo. Più che composizione qui si assiste ad una vera e propria
dittatura del tastierista, che intreccia un virtuosismo dopo l’altro
alienando completamente ogni minimo intervento degli altri
strumentisti, che fanno solo da cornice ai suoi schizofrenici fraseggi.
Non che non sia bravo, ma qualcuno dovrebbe riferirgli che la velocità
non è tutto, e soprattutto che se un gruppo è fatto di più persone un
motivo ci sarà. Al contrario per l’intera durata del Cd ogni qual volta
fa capolino un timido assolo di chitarra, quest’ultimo risulta sempre
"schiacciato" e reso futile dall’ingombrante presenza della tastiera. In
ben due tracce il virtuoso strumentista si diletta inoltre in un remake
delle "4 Stagioni" di Vivaldi, umiliando ulteriormente batterista
e cantante che sembrano totalmente persi in quell’infinità di note in
fortissimo, e allora la batteria dimezza il tempo in un elementare ritmo
cassa rullante, e il cantante gli va semplicemente dietro con uno
scream che potrebbe dare decisamente di più.
Insomma la tastiera suonata in quel modo non fa altro che
mettere a nudo le numerose pecche o semplicemente mancanze degli altri
strumenti, soffocandoli letteralmente. Per non parlare del fatto che a
mio parere ha completamente snaturato l’essenza del pezzo classico, dove
il colore, l’alternanza di forte e piano e gli intrecci compositivi di
più voci costituiscono la linfa vitale di un brano. Un altro fattore che
mi sembra evidente nella non riuscita dell’album è la probabilissima
provenienza dei membri del gruppo da troppo diversi generi di metal.
Potrei affermare con certezza che il tastierista ascolti tutto ciò che è
virtuoso e veloce, magari un certo tipo di death metal sinfonico, il
chitarrista ascolti power e il batterista… uno scarno industrial? O
almeno questo è quello che trapela dalla loro zoppicante fusione.
Tutto ciò non toglie che se in una futura produzione gli
strumenti dialogassero tra loro e raggiungessero lo stesso livello di
tecnica, si potrebbe anche approdare ad un prodotto di qualità, ma a mio
parere si dovrebbe prima intraprendere questa strada. Mi sento di
consigliare i Vanguard solo a chi non ama particolarmente le
atmosfere oscure e gotiche, alle quali preferisce qualche fraseggio di
tastiera alla Children Of Bodom e non storce il naso a ritmiche e
melodie di chitarra semplicistiche.
Francesca Pezza
|