|
I Vanguard, gruppo
che prima d’ora era a me sconosciuto, ci presentano nel 2008 il loro
debut full-length "Erek And Ivor". Prima di immergermi
nell’ascolto di questo lavoro, volevo fare un po’ di ricerca musicale
sul passato della band. Dopo aver letto numerose recensioni negative sul
loro primo Ep "Dragonslayers",
e dopo averlo ascoltato, non sapevo proprio come recensire questo
disco. Ho anche chiesto a persone che già conoscevano la band cosa
ne pensavano dell'album, giusto per avere un po’ di input esterno.
I pareri erano troppo diversi, quindi l’unica cosa che mi rimaneva da
fare era ascoltarlo e valutarlo per conto mio.
Apre questo concept, furiosamente, Incursion, che mischia
istanti di unblack con deathcore in modo davvero ottimo. Musicalmente è
a mondi distanti anni luce da "Dragonslayers", più tecnico e con vocals più
uniformi, anche se c’è un passaggio in cui il vocalist urla "Finish them
off! Slit their throats agape! Peasants' corpses shall litter the ground!"
che sembra leggermente disorganizzato, ma per il resto come intro è
ottima. Si passa ora al secondo intro, in cui il narratore, Olaf (con
una voce che purtroppo sfiora il ridicolo), racconta a dei bambini la
storia di Erek, il personaggio di questo concept, per poi passare al
terzo intro, By night, stavolta proponendo una colonna sonora
symphonic black davvero interessante. Finalmente arriva il primo
vero e proprio pezzo del platter, A purpose enacted, che
esordisce con
vocals clean melodiche e musica davvero particolare; purtroppo però quando gli scream entrano appaiono leggermente
disorganizzati e quasi fuori tempo. Per fortuna dopo la prima parte il
pezzo si aggiusta, e diventa una opener davvero bella, raccontando la
storia di Erek nei suoi viaggi alla ricerca di vendetta di coloro che
hanno distrutto il suo villaggio ed ucciso la sua famiglia. Si passa ora
ad un interlude, in cui Olaf narra di come Erek arrivò ad un villaggio
dove passò degli anni ad ubriacarsi e ad ascoltare storielle di mostri
da altra gente in una taverna; ma poi Erek si risveglia da questa fase
di stasi e prosegue il suo viaggio. La storia continua con Heart
and strength, un pezzo blackcore leggermente ripetitivo all’inizio, che
tuttavia verso la metà si intrica notevolmente con l’aggiunta di
orchestrazioni e di breakdown. A questo punto la storia si sofferma su
Herryk, il capo dell’esercito umano che dichiara guerra al regno di Re
Ivor. Death to a sinful king è musicalmente quasi extreme,
con delle punte deathcore qui e là, e parla di come Erek vada da Re Ivor per diventare cavaliere, per poi ucciderlo, dato che fu lui a
ordinare la distruzione del villaggio di Erek. Si passa ora ad un’altra
interlude nella quale Olaf racconta di come Erek scappò dalle guardie
del Re nella foresta maledetta alla base di Shadow mountain.
Ci ritroviamo ora ad una
delle perle dell’album, ovvero Lamentations,
brano unblack sfrenatissimo, con un ottimo lavoro di scream e batteria,
sicuramente il pezzo forte del disco. Narrativamente parla di un
conflitto interiore da parte di Erek, che si dispera in quanto crede che
la distruzione del suo villaggio sia stata per causa
sua, dato che lui non era lì a proteggerlo. Si passa ad un’altra
interlude narrativa (e a questo punto la voce artificialmente grave di
Olaf sta leggermente scocciando) che racconta di come Erek si aggreghi
ad un gruppo di mercanti marittimi, fermati poi dalle guardie del Re
nella seguente Aboard the maelstrom, intento a portare tutto
l’equipaggio alla giustizia per aver preso con loro l’assassino del Re.
Poi però il vascello viene fermato da una grande tempesta, che lo fa
colare a picco e perdere le tracce di Erek. Musicalmente la song è un deathcore con qualche spunto symphonic black,
anche se non risulta in niente di estremamente accattivante. Molto
interessante è invece la seguente Uncharted waters, completamente
strumentale, e completamente diversa dal resto del platter, essendo
paragonabile ad una ballata celtica, con tanto di flauti. Segue ora un
altro pezzo particolarissimo, Hands of fate, che apre con voce
femminile e mantiene sempre quell’atmosfera celtica e piratesca dell'episodio
precedente. Nella storia intuiamo come Erek abbia incontrato una
sopravvissuta dalla distruzione del suo villaggio, Nicolette, che
consiglia ad Erek di lasciare tutto il suo odio, di perdonare, e di
proteggere ciò che più importa (qui credo che si stia parlando di un
vago amore tra i due personaggi), cosa che Erek accetta. La storia
prosegue con la violentissima Macabre, sia nel titolo che nella
musica (sfiorando quasi il brutal con le vocals), come anche nel testo,
dove Malus, il capo dell’esercito Köl, incita i suoi a distruggere
tutto; nella closer, March of Malus, Malus proclama la
sua vittoria.
Nel complesso questo album ha dei spunti davvero interessanti, quali un
ottimo symphonic e dei bellissimi scream. Purtroppo però il lavoro si
perde troppo nel concept, che, oltre ad avere una storia confusionaria e
poco chiara, ha anche una fine orrenda, con la vittoria da parte
dell’esercito demonico di Re Ivor. Sicuramente molto meglio di
"Dragonslayers", ma c’è ancora molto lavoro da fare.
Christopher Warman
|