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Non capisco che bisogno
avevano i Vanguard di realizzare "Ivor’s Return". Ideato
come Ep, questo mini album fallisce nell’essere tale, sembrando poco più
di un maxi singolo, contenendo soli due pezzi. E onestamente forse il
gruppo avrebbe fatto meglio ad inserirli nel full-length precedente,
"Erek And Ivor", dato che fanno da conclusione al concept
dell’album. Sarebbe stato meglio, anche perché messi così da soli non
valgono una lira (e per fortuna l’album è gratuito).
La prima traccia, Síđastur orrusta, è un pezzo davvero
doloroso da ascoltare. Avendo una durata di 15 minuti e 9 secondi, il
brano è un tentativo fallito di realizzare un pezzo ambient, con qualche
significato mistico, che onestamente mi sfugge. Per non parlare poi
della batteria, che oltre ad avere un sound disgustoso, va anche fuori
tempo! Poi per l’intera durata del brano, invece di avere lyrics
cantate, screamate, o growlate, il vocalist decide di narrarci la
conclusione alla storia di "Erek And Ivor". Sfido chiunque ad
ascoltarlo per intero. Se non fosse per il fatto che mi è stata affidata
questa recensione non sarei nemmeno arrivato al secondo minuto. Il
secondo brano invece è Árisastór bylta, che dura meno di
due minuti, e fa da closer semi strumentale. Musicalmente valida,
fallisce però nel risollevare il morale dell’ascoltatore dopo l’abominio
precedente.
Per quanto riguarda il
concept, più che fornire una soluzione i due pezzi raccontano solamente
di come l'esercito di Erek si prepara alla grande battaglia, e
nient'altro, forse lasciando il finale all'immaginazione
dell'ascoltatore. Ma onestamente avrei preferito qualcosa di più da
questo lavoro, invece di musica realizzata frettolosamente e un concept
incompleto. In parole povere, non perdete il vostro tempo nel’ascolto
dell’ultimo lavoro di un gruppo emergente che in passato aveva mostrato
capacità e originalità.
Christopher Warman
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