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Poco si sa di questa band norvegese alla prima release a
causa della mancanza di notizie nel booklet e di un sito
perennemente "under costruction". Diciamo subito che "Whitefrozen" colpisce
subito grazie alla bellezza stordente del work cover in digipack,
donatoci dalla spettacolare svedese EndTime Productions. Musicalmente
parlando forse però la band ancora non è all’altezza di tanta
altisonante confezione. La produzione è davvero eccellente e lo
screaming molto graffiante, ma la proposta musicale pecca
nell'indecisione a percorrere una via, cambiando continuamente
sentieri stilistici senza aver fissato una ben precisa meta: puro
black melodico in alcune tracce, epic-folk con abbondante uso di synth
in stile Ulver in altre.
Le prime
due song Desert pale e Footprints of thunder
sono entrambe caratterizzate da un black lento ed atmosferico che
riesce molto all'ascolto, pur senza eccitare: nella
seconda compare anche un evocativo coro di voci baritone. Simile a
queste è anche la quinta ed ultima Silent witness, in
cui predominano abbondanti, protagoniste, partiture di tastiera. Gli episodi più
interessanti dell’Ep sono però le centrali Inferno e
la title-track Whitefrozen, le quali ambedue sono
propriamente in folk black. Inferno è curiosa per la presenza di
un sintetizzatore dal suono epico su riff stoppati, seguito da un
buon assolo; ma la migliore è senz’altro Whitefrozen,
cantato pulito, linee melodiche e atmosfere folk-epiche.
I
testi sono in toni solenne-poetici, la cui chiave di volta è
prettamente teologica, in cui con passione si esalta e adora il
Re e Signore di tutte le cose (A parade of true believers / is
marching through the world. / We show then that we believe / that
our Lord Jesus is the Truth. / What is it that you fear? / What is
it that prevents you from seeking Him? / When you got His Spirit to
guide you / His angeks to hide you. / Open up let Him in so that
you can be / a radical son in the battle for truth / growing up to
become more like the King. / What is it that you fear…);
indubbiamente è molto curato l'aspetto lirico.
I sei ragazzi hanno talento, su questo non c’è questione,
ma a mio avviso potrebbero far molto meglio perseguendo un unico
sentiero - il black folk va benissimo - indirizzando e finalizzando cioè il proprio sound al fine di
sviluppare appieno queste potenzialità; altrimenti, e sarebbe
davvero un peccato, "Whitefrozen"
resterà un punto di arrivo più che di partenza.
Vaake |