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"Destruction Comes" è il punto più basso della
parabola discografia della importante thrash band statunitense che veniva dal capolavoro
"Human Sacrifice"
e dal buonissimo "Once Dead". "Released Upon The Earth" del 1992
ha poi risollevato leggermente il livello musicale del combo che però anni luce
era ormai distante dalle due prime straordinarie releases. Dopo
quell'ultimo lavoro la band si scioglierà anche per problemi legati
col suo singer Roger Martinez che vieppiù si andava allontanando
dalla fede cristiana sempre professata dal gruppo, per poi giungere
con gli anni ad una totale apostasia nonché a farsi acerrimo nemico della
cristianità, ateo militante e addirittura satanista nel suo lavoro
solista, mai pubblicato, "Realms Of Blasphemy" del
2000. Sconcertante è l'odio anticristiano e la perversione morale ed
esistenziale che
attanaglia attualmente il bravo singer, potete verificarla nel suo blog ufficiale. Il resto della band pur
segnata da questo
incredibile evento ha trovato recentemente la forza di risorgere dalle proprie
ceneri, così attualmente i 4/5 dell'antica formazione (indovinate
chi è che manca...) hanno fondato, con il vocalist degli
Ultimatum, gli Once Dead, nome scelto in ricordo dell'ultimo grande
lavoro dei Vengance Rising.L'album in questione è piuttosto
piatto, poco convinto, poco sentito, senz'anima. Resta certo di non
sgradevole ascolto dato che la qualità tecnica dei musicisti in
questione è sempre alta, ed in particolare il livello degli
incessanti solos è più che apprezzabile, ma le canzoni risultano troppo
ripetitive nella struttura, e sono totalmente prive dei quella visceralità
caratteristica che aveva marchiato i precedenti dischi, sintomo di
una band in grave crisi interna, priva di feeling compositivo e non
solo. Le lyrics però, nonostante tutto quello che bolliva in pentola,
riescono ancora ad essere cristianissime (The time is coming, there'll
be no delays / God has stretched out His hand that you might be
saved / No reason is good enough to wait / Repent to God, don't
hesitate! / The torment is coming, just a matter of dying / The
peace in Christ's here and I'm not lying / Salvation God offers and
you can't pay a dime / That's the gig, this is it, but there's one
more line / The time is coming).
Quasi tutte le tracce si sviluppano aprendosi con riff profondi
seguiti dal più classico thrash mai troppo veloce cantato in varie
tonalità, da quelle più growl-oriented ad altre rauche fino alcune
più pulite, con qualche sfumato cambio di ritmo ed una infinità di
assoli, sempre molto tecnici, spesso lunghi, non sempre
accattivanti, i migliori dei quali si trovano in The sword
e He don't own nothing. You will bow ha
di diverso passaggi più detonanti, molto ben accolti in tal
contesto. La successiva Hyde under pressure è un gioco
di un minutino. Le best songs sono l'interessante Countless
corpses dal cantato growleggiante, molto possente, con
alternanza di fasi lente e veloci, la seguente settima
Thanatos, caratterizzata da oscuri riff e da cambi di ritmo
netti farciti dai soliti infaticabili solos, ma soprattutto la
conclusiva Raegoul: 6:51 minuti di oscurità doom con
inserti horrorifici e voce tetra; bella davvero.
Non giudicate i Vengeance Rising da questo album:
erano passati è vero soli tre anni dal clamoroso debut, ma la band
ha cambiato line-up e perso totalmente la propria unità e la propria anima, così
l'ispirazione viene da sé fosse compromessa; ma che si tratti di
"veri" musicisti anche in "Destruction Comes" lo si
intuisce.
Vaake
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