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A due anni di
distanza da "IIII - The Album Of Labour" tornano a farsi sentire
gli svedesi Veni Domine con il loro quinto full-length,
"23:59", uscito per la tedesca MCM Music. Dopo ormai quasi
vent'anni di attività la band scandinava, fondata nel 1987 a Sollentuna,
ha decisamente raggiunto una maturità musicale non da poco, dimostrando
di esser capace di sfornare lavori ben al di sopra della media come
"Material Sanctuary" del 1994. L'album che ci apprestiamo a
recensire ora sembrerebbe tuttavia segnare una decisa svolta all'interno
di quello che è stato fino ad ora il sound dei Veni Domine. Fin
dall'inizio di questo "23:59" ci accorgiamo infatti di come i
tratti progressivi che rendevano decisamente intricate le trame del
quintetto svedese, siano stati quasi del tutto abbandonati in favore di
un sound maggiormente melodico e per certi versi epico e solenne, tanto
che, mai come ora, l'etichetta di doom metal sembra essere quantomeno
riduttiva.
A dare ancor più
tono a quanto detto sopra abbiamo un Fredrik Ohlsson la cui voce è
maggiormente profonda del solito. Gli acuti che caratterizzavano i primi
tre lavori del gruppo sono stati quasi del tutto abbandonati e il singer
ci mostra ora il suo lato maggiormente espressivo. L'album nel suo
complesso convince fin da subito, ma il cambio di stile si sente
parecchio e credo saranno non in pochi a storcere il naso, ma non tanto
perché chi parla non ami le melodie maggiormente melodiche a quelle
intricate (anzi), quanto perché i fasti di "Material Sanctuary"
sembrano essere lontani. Quello era un album davvero imperdibile per
chiunque ami il genere. Il discorso da fare risulta dunque essere sempre
lo stesso: stessimo parlando di un altra band, staremmo innalzando
questo "23:59" a gran lavoro, ma poiché si tratta dei Veni
Domine non posso far altro che registrare il piccolo passo indietro.
Nulla da disperare però: da Electrical heaven
passando per Valley of the visions, fino ad arrivare alla
più orientaleggiante Living sequence, di episodi positivi
in questo full-length non ce ne sono pochi, e chi ama i Veni Domine
lo coglierà fin da subito.
I
Veni Domine, come già espresso precedentemente, ci mostrano qui
il loro animo maggiormente melodico, abbandonando quasi totalmente ogni
aspetto di complicatezza musicale che li aveva caratterizzati finora.
Tuttavia riescono a proporre ancora una volta un buon lavoro. Dunque, in
conclusione, che dire ancora? Leggendo il voto che do vi sembrerà
persino strana la piccola critica fatta, se però conoscete i Veni
Domine di "Material Sanctuary" sapete certamente cosa
intendo...
Christian Khouri |