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VENI DOMINE
Material Sanctuary
doom
1994 - Massacre Records
(Svezia)
www.myspace.com/venidomine

 

"Material Sanctuary" dunque; siamo dinanzi all'album capolavoro della grande band svedese fautrice di un doom progressivo alla Candlemass, molto ricco e di gran classe, impreziosito ed esaltato dalla favolosa voce di Fredrik Ohlsson che troneggia imperiosa per tutto il lavoro. L’album si apre altisonante con la bellissima The meeting, introdotta da tastiere inquietanti ed una possente strumentazione che lascia il proscenio a solenni cori in latino ed al doom affiancato da una suprema prestazione del meraviglioso Ohlsson, il quale eleva tutto il lavoro ad ancora più alte vette. Il songwriting continua molto vario a livello vocale, con cori e lunghi acuti, e a livello strumentale, con variazioni di intensità, melodie, aulicità, parti tastieristiche ed un lungo assolo del bravissimo Torbiörn Weinesjö, che partecipa anche alle backing vocals. Adeguato seguito di cotanta opener è Ecclesiates, di ben 9:25 caratterizzata oltre che dal solito doom dalla presenza di canti gregoriani, progressività, parti lentissime, passaggi soffusi ed atmosferici enfatizzati da un ottimo assolo e da un magistrale interpretazione di Fredrik, in alcuni passaggi davvero da pelle d’oca.

La title-track Material sanctuary è aperta da riff pesanti e da una ritmica leggermente più veloce con tendenze sonore orientaleggianti: l’intensità del canto di Fredrik Olhsson qui è impressionante. A valorizzare ancor più il brano concorrono anche tastiere atmosferiche e melodie, un complesso e lungo assolo dal sound hard rock e soprattutto un epicissimo coro in latino in cui si distinguono ben chiare anche voci femminili. La quarta traccia, Ritual of the sinner, è a mio avviso l’episodio con minor presa di "Material Sanctuary", la sua tipicità lo rende piuttosto sottotono nel contesto. Ma si torna ad entusiasmarsi immediatamente dopo con la grandiosa The mass: altro canto gregoriano accompagnato dall’organo prelude ad un doom che sa angosciare come non mai: le tastiere diventano a questo punto protagoniste generando passaggi evocativi ed altri sontuosi sinfonici; all’improvviso torna il lento che turba a cui subentrano preziosismi di keys ed il più classico Veni Domine sound, qui accattivante in particolar modo.

Behold the signs: lontani rintocchi di campana, cantato su base tastieristica ed un'esaltante lenta ritmica suggellata da un magnifico acuto. L'andatura si fa più veloce ed ecco che parte un nuovo elaborato assolo di nuovo in hard rock style; si torna al classico stile e si chiude superbamente con Fredrik sugli scudi. Altro passaggio progressivo lo si ha in Wrath of the lion in cui vanno sottolineate le presenze di cori solenni che duettano con la lead vocal in un’ambientazione sonora di corposo e pesante doom, ma ancor più di un melodico ed inatteso refrain, che comunque è molto sapientemente inserito nella struttura della canzone. Pianoforte ed un appassionato cantato in tonalità più profonde, è così che inizia Beyond the doom che poi alterna varie fasi, cioè più melodiche, più asfissianti, più aspre. Effetti elettronici di synth, ieratici cori che si dividono con la super lead, parti prog, un lungo assolo compongono la più lunga traccia del lotto con i suoi 9:55 chiusi da sovrapposizioni vocali di acuti mozzafiato. Ci dà il commiato da questo straordinario lavoro la breve Barque moderne, fatta di epicità flautistica accompagnata da riff acustici. Le tanto poetiche quanto sostanziose fideisticamente lyrics vanno a suggellare quello che è da ritenersi a tutti gli effetti un vero e proprio must per tutti i whitemetalheads, nonché uno dei migliori doom/prog album di sempre. 

Valerio Mei

VOTO

92

 

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