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VENI DOMINE
23:59
 
VENI DOMINE
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VENI DOMINE
Spiritual Wasteland
doom
1998 - Massacre Records
(Svezia)
www.myspace.com/venidomine

 

Terzo album studio per questo impressionante gruppo svedese che risponde al monicker di Veni Domine: "Spiritual Wasteland" si colloca dopo "Fall Babylon Fall" e soprattutto dopo quel capolavoro di "Material Sanctuary". Il disco in questione è riuscito a raggiungere gli stessi livelli del precedente? La risposta è "ni". Di sicuro "Spiritual Wasteland" non è un album di facile ascolto, la sua complessità a livello musicale è evidente, ma questo rappresenta anche un punto di forza: è un album che esce alla lunga, ma dopo averlo capito ed assimilato in tutte le sue diverse e variegate sfaccettature non lascerà di certo indifferenti. Il sound è sempre nel loro inconfondibile stile: un doom che sfocia nel prog, anche se qui quest’ultimo elemento pare proprio aver aumentato la propria presenza rispetto al passato: ma non vi preoccupate, le sonorità epico-apocalittiche, le ritmiche cadenzate e così suggestive sono sempre il trade mark di questo ensemble svedese.

Qui vediamo l’entrata in pianta stabile nel gruppo del nuovo bassista Gabriel Ingemarson e del tastierista Mattias Cederlund. Ed è innegabile la grande tecnica che contraddistingue i nostri, ineccepibile, dalle tastiere alla sezione ritmica così come è assolutamente incredibile la prova vocale di Fredrik Ohlsson che dà il massimo in ogni frangente e che offre degli acuti da brividi. Ottima l’incalzante Dawn of time, Last letter from the earth ci delizia con il suo incedere apocalittico di matrice prog aperto da sinistri arpeggi. Di diverso stampo la quasi onirica, intrisa di sonorità quasi industrial, If I fall asleep, un intermezzo prima dell’elettrizzante Hysterical history dalla ritmica sostenuta. The tempel si rivela un po' troppo monocorde anche se si riprende nel finale grazie ad un bel solo. Ci si risolleva alla grande con Silent lamb dall’epicheggiante refrain, uno dei migliori momenti del disco.

Sound apocalittico dicevamo: l’intero platter è infatti attraversato da un concept sulla venuta dell’Anticristo: "The nations fall affected by his miracles / I heard the call the idol and the rituales / the name remained the same / terror / there I saw the face of the Antichrist"; e ancora: "no more excuses / no empty lies / for the one who fooled the world, death is singing lullabies". A suggellare il tutto, il suggestivo monologo di 3 minuti di The letter, l’ultima lettera dalla Terra. Alla fine dei conti "Spiritual Wasteland" si rivela essere un pochino meno coinvolgente rispetto al passato, un’esperienza meno totalizzante, ma alla fine sono solo sottigliezze, dato che questo rimane pur sempre un signor album, dall’indiscutibile valore.

Ilaria Ricci

VOTO

85

 

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