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Arriva dalla brulla Finlandia una ventata di metal in
Cristo, si chiamano Venia e hanno deciso di deliziarci col loro
primo full-length, per rinfrescare la nostra estate, e anche la nostra
memoria se ci eravamo scordati di come si fa power/epic metal con
stralci di heavy e lievissimi accenni thrash.
Assolutamente epic e solennemente galvanizzante la intro
(amanti delle atmosfere cavalleresche rispolverate il vecchio scudo!),
si tratta di Towards a new dawn tutta da sentire e da
godere, con un violino impeccabile - visto che la cantante è anche
violinista - che apre la pista a una batteria con tempi rapidi,
spalleggiata da una chitarra elettrica di tutto rispetto. Nonostante la
seconda canzone si chiami Liberty i Venia
continuano a tenerci inchiodati alle casse: introduzione con cavalcata
di basso e batteria mentre la prima chitarra si esibisce in un suono
pulito e power come pochi altri, velocità e senso di potenza la fanno da
padrone, e qui nonostante manchi un po’ di operisticità e di mordente
(che apprezzeremo più avanti) il clean femminile della cantante risulta
un ottimo diversivo per il power sempre standardizzato sulla voce
maschile aggressiva.
Suora tie (e i cattolici non fraintendano), è la prima track del Cd
in lingua madre; qui si apprezza ancora il clean della brava Veronica,
mentre la strumentazione, dove ora anche la tastiera fa la sua parte,
non cala mai di carica, pur abbassando di poco la velocità della combo
ritmica;
Broken chains
recupera invece la velocità della prima track, dando nuova
grinta senza mai annoiare o perdere la vena compositiva; inoltre un
recitato, inframmezzato alla song, contribuisce a rendere ieratico e
riflessivo il tutto. Forse strizzando l’occhiolino agli HB
Ei mun tarvitse, la seconda track in lingua finlandese, si
abbandona a ritmiche meno veloci ma più decise e calcate: un buon assolo
da metà song crea il giusto stacco con un chorus che forse, alla lunga,
complice anche la incomprensione di molti per il finlandese, potrebbe
stancare. La batteria sembra prendere (si fa per dire) un attimo di
riposo con Genesis; mentre subito si ritrovano all’inizio
del brano atmosfere lievemente epic con rullate e chitarra da nota
lunga, recuperando il mero power per cui vogliono essere riconosciuti,
da tre quarti di song in poi.
Taivaassa, terza e ultima canzone in finlandese, è a buon titolo la
più tranquilla dell’intero album, una bella ballad sulla fiducia che in
paradiso nessuno si può annoiare e sulla speranza della grazia di Dio
che è tutto in tutti e tutto per tutti.
Eternal sanctuary è la instrumental che non manca mai in un album
power melodic che sia degno di tale nome: dalla influenza classica come
si intuisce dalla chitarra all’inizio immediato della song, andando col
tempo solo a migliorare in performance e vitalità.
La title track ovvero Victory by surrender,
chiaro inquadramento del dono di sé e esempio del paradosso cristiano, è
un power metal tendente verso lo speed in alcuni punti, dove a trainare
sono sempre la coppia basso batteria e una chitarra elettrica che sembra
non aver paura di sfidare se stessa. Molto ben riuscita. Sempre sul
power anche la penultima e esplicitissima Blood of the lamb,
chiara lode al sacrificio del figlio dell'Altissimo per la redenzione
delle nostre anime. Stupisce invece la track con la quale i Venia
vogliono dirci arrivederci: Sight of redemption, più
tendente al folk con un inaspettato graffiato/growl che accompagna la
voce in clean femminile, tuttavia nonostante il violino iniziale
saltellante e pieno di argento vivo la ritmica rimane indiscutibilmente
melodic power con influenze heavy nel basso; ne risulta un miscuglio
molto ben omogeneo e tutto da provare!
Ci sono poche band
agli esordi con così tanta voglia di fare e di creare, e con idee
talmente chiare e limpide sul loro progetto. Si preghi perché gente del
calibro dei Venia non rimanga nell’underground ma porti il seme
della verità dove più ce n’è bisogno, ovviamente a suon di metallo. Una
band che merita, certo si è sempre perfettibili, ma per capacità umane e
di performance non ho remore a premiarli con un bel novanta, e che Dio
li benedica!
Giovanni Paolo Spanu |