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La verde band svedese, qui al vero debutto dopo un paio di
Demo, ha avuto l’opportunità di entrare nella scena cristiana europea da
una delle porte principali, ovvero la partecipazione allo scorso Nordic
Fest di Oslo. Il lavoro con cui si presenta è un lungo Ep – sei tracce
più una bonus –, professionale, ottimamente prodotto sia a livello
musicale che di confezione, nonostante poi l’artwork, quantomeno nella
front cover, possa lasciare perplessi, ma son gusti. Il sound del
quintetto da Ljungby in "Veracity" è un death melodico fortemente
tastieroso con sconfinamenti nell’avantgarde, in cui se prevalente è il
growl/scream, massiccia è la presenza di discrete clean vocals ruffiane
e moderniste, che rendono molta melodia alle composizioni, abbastanza
elaborate, anche se piuttosto simili tra loro.
Sono le keys di Viktor le primedonne di tutte le song dei
Veracious: la sua prestazione è fatta di loop semplici e spesso
ridondanti ma comunque efficaci quanto a melodia e sinfonia; sono loro
l’anima avantgarde del combo, che altrimenti si muoverebbe in un
territorio di swedish death dallo stile pacificamente canonico. Grida di
patimenti infernali introducono Terror, opener nella quale
troviamo quanto detto, tutto in mid-tempo seppur variegato da
polimorfismi ritmici. Tempi alticci fanno capolino già all’interno della
successiva Veracity, come anche nell’attacco di
Hunted by the flesh, molto avantgarde, poi strutturata tra
detonazioni ritmiche e minimalismi. Nulla di nuovo apportano Gone
e Nothing but a fraud, in War song invece,
dopo un proemio sontuoso, spunta improvviso un mood epico folk di
vikingiana matrice. La bonus track è più orientata al mero melodeath, e
per un momento si può apprezzare anche un break triviale non edulcorato
dalle onnipresenti tastiere.
Gruppo di talento e di interesse, soprattutto per la
giovanissima età che ne contraddistingue tutti i membri. Se già buona è
l’esecuzione, ora il lavoro va concentrato nella direzione di uno
sviluppo compositivo che vada ad arricchirsi di elementi, e che
soprattutto eviti la tentazione modernista e quella di autoclonarsi, ciò
perché la ridondanza del sound in questo Cd è fin troppo evidente.
Bravi, ma fin dalla prossima release ci attendiamo un salto di qualità,
dato che il potenziale c’è.
Vaake |