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Da un passato quasi dimenticato riportiamo a galla
questo quartetto della California dedito ad un thrash metal piuttosto
canonico ma non privo di elementi di valore che sicuramente faranno la
felicità di ogni die hard fan del genere. La storia dei Viking è
breve quanto curiosa: formatisi nel 1986, rilasciano un demo lo stesso
anno, che gli frutta un contratto con la prestigiosa Metal Blade, per la
quale pubblicano nel 1988 il loro debut album "Do Or Die", un
disco che, ascoltato oggi, appare non esente da qualche pecca ed
ingenuità tipiche di una band all’esordio, ma che comunque già metteva
in risalto un thrash metal compatto e privo di fronzoli. Il salto di
qualità venne fatto l’anno seguente con la pubblicazione dell’album
preso da me in esame in questa recensione, ovvero questo "Man Of
Straw", che oltre a segnalare un netto miglioramento a livello
strutturale-compositivo delle canzoni e una produzione decisamente più
professionale, segna un cambio di rotta a livello ideologico-concettuale
dei Nostri, passati in questo platter ad abbracciare la religione
cristiana. E’ quindi di matrice white metal questo "Man Of Straw"
in quanto la storia parla chiaro: dopo la pubblicazione del primo
full-length, il cantante-chitarrista Ron Daniel e il batterista Matt
Jordan si convertono alla religione cristiana, e sembra che Ron Daniel
abbia preventivamente rimosso da questo disco alcune liriche che
andavano un po’ contro il nuovo discorso lirico e attitudinale
intrapreso dalla band, sostituendole con altre più coerenti con questo
nuovo corso. Successivamente, nel 1990, il gruppo si scioglie per
volontà di Daniel e Jordan, che rifiutano di intraprendere un tour di
supporto al disco appena uscito per motivi legati alla loro rinascita
spirituale. Da notare che la band stava già raccogliendo i primi grossi
frutti della loro breve ma fortunata carriera, in quanto oltre ad aver
ottenuto un contratto discografico di tutto rispetto in tempo lampo,
come accennavo poco fa, si stava già facendo notare in maniera
importante anche dal vivo, supportando nomi quotatissimi come
Megadeth, Forbidden e Sacred Reich.
A parte queste note "storiche", ma credo importanti per capire la genesi
di questo album e anche del perché questa band compaia sulle pagine di
WhiteMetal.it, passiamo ai contenuti del Cd in questione. "Man Of
Straw" è un disco che potrebbe essere descritto con una sola parola:
thrash. Potrei finire anche qui la recensione ma invece credo che la
band, seppur non abbia mai mostrato doti particolarmente accattivanti,
abbia comunque scritto delle ottime composizioni in questo album, che
sembrano ricalcare le orme del thrash metal d’assalto caro a bands quali
Slayer o Dark Angel (non a caso il chitarrista Brett
Eriksen entrerà dopo quest’album a far parte proprio di questi ultimi)
con songs al fulmicotone come l’opener White death,
Creative divorce e They raped the land, ma non
disdegnando qualche piccola apertura melodica rintracciabile nella
traccia Hell is for children, che si presenta quasi come
episodio vicino al metal classico con venature hard rock. L’esecuzione
di tutti i musicisti è buona, con menzione particolare a Brett Eriksen,
autentico riff maker e instancabile nello sfornare ritmiche di chitarra
feroci ma comunque mai caotiche e con un gusto melodico di fondo di
tutto rispetto. Molto buona anche la prestazione del singer Ron "Eriksen"
Daniel, che con piglio grintoso ma "orecchiabile", dona alle song una
marcia in più, dimostrandosi come cantante versatile e capace quindi di
spaziare in maniera dignitosa e non limitandosi ad urlare dall’inizio
alla fine del disco. La batteria è un pochino statica, ma si amalgama a
sufficienza senza particolari pecche in questo tessuto thrash
old-school, dimostrandosi magari fin troppo lineare ma comunque precisa
e scorrevole. Menzione ancora per un altro ottimo brano, The trial,
episodio nuovamente arrabbiato e senza compromessi che si eleva tra i
migliori del lotto.
Concludendo, posso consigliare questo lavoro agli appassionati di
vecchie sonorità thrash, sicuro del fatto che coloro che ancora
gioiscono nel trovare in un album gli stessi elementi che hanno definito
questo genere venti o venticinque anni fa, potranno forse, se ancora non
lo avessero conosciuto, in "Man Of Straw" più di un piacevole
passatempo.
Infected
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