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VIKING
Man Of Straw
thrash
1989 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/vikingthrashmetal

 

Da un passato quasi dimenticato riportiamo a galla questo quartetto della California dedito ad un thrash metal piuttosto canonico ma non privo di elementi di valore che sicuramente faranno la felicità di ogni die hard fan del genere. La storia dei Viking è breve quanto curiosa: formatisi nel 1986, rilasciano un demo lo stesso anno, che gli frutta un contratto con la prestigiosa Metal Blade, per la quale pubblicano nel 1988 il loro debut album "Do Or Die", un disco che, ascoltato oggi, appare non esente da qualche pecca ed ingenuità tipiche di una band all’esordio, ma che comunque già metteva in risalto un thrash metal compatto e privo di fronzoli. Il salto di qualità venne fatto l’anno seguente con la pubblicazione dell’album preso da me in esame in questa recensione, ovvero questo "Man Of Straw", che oltre a segnalare un netto miglioramento a livello strutturale-compositivo delle canzoni e una produzione decisamente più professionale, segna un cambio di rotta a livello ideologico-concettuale dei Nostri, passati in questo platter ad abbracciare la religione cristiana. E’ quindi di matrice white metal questo "Man Of Straw" in quanto la storia parla chiaro: dopo la pubblicazione del primo full-length, il cantante-chitarrista Ron Daniel e il batterista Matt Jordan si convertono alla religione cristiana, e sembra che Ron Daniel abbia preventivamente rimosso da questo disco alcune liriche che andavano un po’ contro il nuovo discorso lirico e attitudinale intrapreso dalla band, sostituendole con altre più coerenti con questo nuovo corso. Successivamente, nel 1990, il gruppo si scioglie per volontà di Daniel e Jordan, che rifiutano di intraprendere un tour di supporto al disco appena uscito per motivi legati alla loro rinascita spirituale. Da notare che la band stava già raccogliendo i primi grossi frutti della loro breve ma fortunata carriera, in quanto oltre ad aver ottenuto un contratto discografico di tutto rispetto in tempo lampo, come accennavo poco fa, si stava già facendo notare in maniera importante anche dal vivo, supportando nomi quotatissimi come Megadeth, Forbidden e Sacred Reich.

A parte queste note "storiche", ma credo importanti per capire la genesi di questo album e anche del perché questa band compaia sulle pagine di WhiteMetal.it, passiamo ai contenuti del Cd in questione. "Man Of Straw" è un disco che potrebbe essere descritto con una sola parola: thrash. Potrei finire anche qui la recensione ma invece credo che la band, seppur non abbia mai mostrato doti particolarmente accattivanti, abbia comunque scritto delle ottime composizioni in questo album, che sembrano ricalcare le orme del thrash metal d’assalto caro a bands quali Slayer o Dark Angel (non a caso il chitarrista Brett Eriksen entrerà dopo quest’album a far parte proprio di questi ultimi) con songs al fulmicotone come l’opener White death, Creative divorce e They raped the land, ma non disdegnando qualche piccola apertura melodica rintracciabile nella traccia Hell is for children, che si presenta quasi come episodio vicino al metal classico con venature hard rock. L’esecuzione di tutti i musicisti è buona, con menzione particolare a Brett Eriksen, autentico riff maker e instancabile nello sfornare ritmiche di chitarra feroci ma comunque mai caotiche e con un gusto melodico di fondo di tutto rispetto. Molto buona anche la prestazione del singer Ron "Eriksen" Daniel, che con piglio grintoso ma "orecchiabile", dona alle song una marcia in più, dimostrandosi come cantante versatile e capace quindi di spaziare in maniera dignitosa e non limitandosi ad urlare dall’inizio alla fine del disco. La batteria è un pochino statica, ma si amalgama a sufficienza senza particolari pecche in questo tessuto thrash old-school, dimostrandosi magari fin troppo lineare ma comunque precisa e scorrevole. Menzione ancora per un altro ottimo brano, The trial, episodio nuovamente arrabbiato e senza compromessi che si eleva tra i migliori del lotto.

Concludendo, posso consigliare questo lavoro agli appassionati di vecchie sonorità thrash, sicuro del fatto che coloro che ancora gioiscono nel trovare in un album gli stessi elementi che hanno definito questo genere venti o venticinque anni fa, potranno forse, se ancora non lo avessero conosciuto, in "Man Of Straw" più di un piacevole passatempo.

Infected

VOTO

78

 

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