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VINDEX
No Middle Ground
 
 

 

VINDEX
Power Forge
heavy
2005 - Steelheart Records
(Slovacchia)
www.myspace.com/metalvindex

 

Ensemble cattolico dalla Slovacchia, i Vindex avrebbero dovuto esibirsi all'Elements Of Rock 2008, ma si sono visti costretti a declinare questa grande occasione a seguito dell'improvviso ricovero di un membro del combo nell'imminenza dell'evento. Peccato davvero perché, essendo piuttosto sconosciuti al movimento, avrebbero potuto dar sfoggio delle loro qualità al cospetto di un'importante platea, e di qualità gli esteuropei ne hanno, prova ne è questo debut uscito per la Steelheart Records. Heavy power con sovrabbondanza neoclassica, il sestetto capitanato dal bassista e compositore Ronnie Konig concentra i suoi punti di forza della maschia e compatta timbrica vocale del bravo Ludek Struhar, ma soprattutto in una sezione chitarristica di prim'ordine, che tesse ininterrottamente complessi e iridescenti solos di matrice malmsteeniana, ma anche più tipicamente power od heavy old-school. Le band di riferimento per i Vindex variano da traccia a traccia, le più presenti tuttavia a mio avviso sono i Kamelot e gli Hammerfall, senza dimenticare la scuola power teutonica ma pure un pizzico di epicità rhapsodyana.

Quest'ultima la si incrocia già nell'intro di Steeds of flame, con organo in solo seguito da riff "turilliani", il catchy refrain ben si scolpisce tra i neuroni auditivi dei bencapitati, e l'opener è dunque una signora opener, seguita dalla Kamelot-oriented Brighter than stars (Turn not away Thy face, oh Lord, from me / and let my cry, come to Thee / Oh heal me, my Lord / I am weary and sad / caress my soul, my heart will be glad. / The fear for our Lord enduring forevermore / His judgments true, / more desired than precious stones. / Sing to the name of the Lord / with our whole hearts / His heaven’s throne of gold shines for us / brighter than stars) in cui il registro del vocalist da rude qual era si fa sorprendentemente caldo e vellutato; la musa ispiratrice della nuova The thunder è la medesima, ma la traccia si rivela interlocutoria. Power cavalcante e chorus che scuote la chioma, Writing on the wall rimanda direttamente agli Hammerfall, mentre fortemente malmsteeniana è l'anima compositiva di Silver & gold. Siamo al giro di boa, e lo compiamo al galoppo delle note power di Shadows fly (Close your eyes see paradise / there is still some time left for us / and we will believe. / Trying to find a sense, a meaning / trying to found a new begining / dark seems the way of no return / dark is the thought of endless dreaming. / Life is not just an endless season / each day must have a different reason). L'old-schooler song Power forge è passionale nel chorus e chirurgica nel solo, mentre con Lonely as one can only be alla mente appaiono flash degli Edguy. Passando per Children of tomorrow attracchiamo alla closing song di questo piacevolissimo disco, ovvero Here I am, dalle seducenti melodie, e qui il "powerone" erudito riconoscerà il sound dei nuovi Angra ed anche cenni dei Seventh Avenue.

Quarantacinque minuti di buon heavy/power derivativo ma non troppo, privo di pecche esecutive, (soltanto) discretamente prodotto, questo dei Vindex si rivela un gruppo da seguire con molta attenzione, attenzione che diviene viva curiosità per conoscere gli esiti - nell'auspicio di importanti progressioni realizzative - del successivo "No Middle Ground".

Vaake

VOTO

75

 

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