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Ensemble cattolico dalla Slovacchia, i Vindex
avrebbero dovuto esibirsi all'Elements Of Rock 2008, ma si sono visti
costretti a declinare questa grande occasione a seguito dell'improvviso
ricovero di un membro del combo nell'imminenza dell'evento. Peccato
davvero perché, essendo piuttosto sconosciuti al movimento, avrebbero
potuto dar sfoggio delle loro qualità al cospetto di un'importante
platea, e di qualità gli esteuropei ne hanno, prova ne è questo debut
uscito per la Steelheart Records. Heavy power con sovrabbondanza
neoclassica, il sestetto capitanato dal bassista e compositore Ronnie
Konig concentra i suoi punti di forza della maschia e compatta timbrica
vocale del bravo Ludek Struhar, ma soprattutto in una sezione
chitarristica di prim'ordine, che tesse ininterrottamente complessi e
iridescenti solos di matrice malmsteeniana, ma anche più tipicamente
power od heavy old-school. Le band di riferimento per i Vindex
variano da traccia a traccia, le più presenti tuttavia a mio avviso sono
i Kamelot e gli Hammerfall, senza dimenticare la scuola
power teutonica ma pure un pizzico di epicità rhapsodyana.
Quest'ultima la si incrocia già nell'intro di
Steeds of flame, con organo in solo seguito da riff "turilliani",
il catchy refrain ben si scolpisce tra i neuroni auditivi dei
bencapitati, e l'opener è dunque una signora opener, seguita dalla
Kamelot-oriented Brighter than stars (Turn not away
Thy face, oh Lord, from me / and let my cry, come to Thee / Oh heal me,
my Lord / I am weary and sad / caress my soul, my heart will be glad. /
The fear for our Lord enduring forevermore / His judgments true, / more
desired than precious stones. / Sing to the name of the Lord / with our
whole hearts / His heaven’s throne of gold shines for us / brighter than
stars) in cui il registro del vocalist da rude qual era si fa
sorprendentemente caldo e vellutato; la musa ispiratrice della nuova
The thunder è la medesima, ma la traccia si rivela
interlocutoria. Power cavalcante e chorus che scuote la chioma,
Writing on the wall rimanda direttamente agli Hammerfall,
mentre fortemente malmsteeniana è l'anima compositiva di Silver &
gold. Siamo al giro di boa, e lo compiamo al galoppo delle note
power di Shadows fly (Close your eyes see paradise / there
is still some time left for us / and we will believe. / Trying to find a
sense, a meaning / trying to found a new begining / dark seems the way
of no return / dark is the thought of endless dreaming. / Life is not
just an endless season / each day must have a different reason). L'old-schooler
song Power forge è passionale nel chorus e chirurgica nel
solo, mentre con Lonely as one can only be alla mente
appaiono flash degli Edguy. Passando per Children of
tomorrow attracchiamo alla closing song di questo piacevolissimo
disco, ovvero Here I am, dalle seducenti melodie, e qui il
"powerone" erudito riconoscerà il sound dei nuovi Angra ed anche
cenni dei Seventh Avenue.
Quarantacinque minuti di buon heavy/power
derivativo ma non troppo, privo di pecche esecutive, (soltanto)
discretamente prodotto, questo dei Vindex si rivela un gruppo da
seguire con molta attenzione, attenzione che diviene viva curiosità per
conoscere gli esiti - nell'auspicio di importanti progressioni
realizzative - del successivo "No Middle Ground".
Vaake
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