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Requiem - Mezzo Forte
 
 

 

VIRGIN BLACK
Requiem - Fortissimo
funeral
2008 - The End Records / Massacre Records
(Australia)
www.myspace.com/virginblackofficial

 

Dopo giorni e giorni di ascolto attento eccomi a presentarvi l’ultima fatica di quella che è ormai diventata la christian gothic band  per antonomasia, i Virgin Black. Il nuovo lavoro del quartetto australiano si intitola "Requiem - Fortissimo" e si propone come il secondo capitolo dell’ideale trilogia concepita dal gruppo capeggiato da Rowan London. Quest’album segna una decisa sterzata nel sound complessivo della band che, nonostante le varie sperimentazioni e contaminazioni, non si era mai spinta oltre un death doom di sapore tipicamente anglosassone, introducendo elementi e distorsioni tipici delle sonorità funeral doom più oscure e sofferenti, tanto che, i primi due minuti di The fragile breath (brano di apertura del dico) possono letteralmente spiazzare l’ascoltatore, che potrebbe tranquillamente pensare di aver inserito nel proprio lettore un disco degli Evoken prima maniera.

Un disco duro, quindi, duro ed oscuro; caratterizzato da ritmiche lente, oppressive e, a tratti, quasi soffocanti; un disco dalla carica elettrica e dalla violenza decisamente inusuali per i Virgin Black. I brani sono tutti caratterizzati da intervalli fra ritmiche veloci e lente, sorrette da una linea vocale principale sviluppata attraverso un growl profondamente tetro, che si alterna sapientemente con un’aulica voce sinfonica femminile. Il sound proposto dalla band è, però, sostanzialmente diverso dal classico funeral alla Shape Of Despair oppure alla Skepticism, e sembra unire la violenza degli Evoken con le melodie dei Funeral, il tutto condito da elementi sinfonici, lirici ed orchestrali. In winter ash, seconda traccia del disco, riesce perfettamente a rappresentare questa commistione sinfonica proposta dalla band australiana che, da un lato, propone distorsioni chitarristiche estremamente pregnanti e serrate, mentre, dall'altro, unisce cori orchestrali, secondi voci liriche e fraseggi di archi. Bellissimo, poi, l'arpeggio centrale di Silent, che si qualifica come uno dei pezzi migliori del disco e che esprime profondo pathos ed emozione. Il brano intervalla ritmiche serrate e veloci a partiture lente e cadenzate, alternando sonorità sinfoniche ad altre distorte. Da sottolineare il legame di questo brano con l’album "Requiem - Mezzo Forte" (legame che, peraltro, si estende a quasi tutti i pezzi del disco) che ripercorre non solo il tema musicale portante di ...and I am suffering (quarta traccia di "Requiem - Mezzo Forte") ma anche le liriche di questa canzone: "When will my sorrow begin to pale?" (letteralmente "Quando il mio dolore inizierà ad impallidire?").

La successiva God in dust è un brano particolarmente emozionante che unisce un sapiente funeral doom, sviluppato su sonorità estremamente tetre ed oppressive, ad un malinconico solo di pianoforte che abbraccia come un guanto il potente e profondo lamento growl di Rowan London. Il testo si sposa perfettamente alle emozioni trasmesse da questo brano, facendo percepire all’ascoltatore la tremenda sensazione di dolore, sofferenza e solitudine rappresentata dalla caduta, dalla profonda caduta nella polvere: "I am in the dust" …polvere dove, finalmente, si può trovare Dio, il Dio dei bisognosi, il Dio di chi è nella polvere: "but there I find You misery calls / in the dark night of the soul abandonment /  carries me home carry me home". Il tema generale del precedente album non viene mai abbandonato e spunta fuori in quasi tutti i brani di "Requiem - Fortissimo", legando in modo indissolubile a sé il precedente disco e riuscendo in modo perfetto a fornire all'ascoltatore la sensazione di "unicità" che la trilogia proposta dai Virgin Black dovrebbe incarnare. Un unico funereo Requiem diviso in tre atti, tre atti che analizzano in modo profondo tre diverse sonorità che fanno capo alla musica metal e, in particolare, alla scena gothic/doom. A concludere il disco è idealmente il brano Darkness (benché, in pratica, l’album si concluda con la strumentale Forever) che ricalca in modo perfetto il pezzo di apertura di "Requiem - Mezzo Forte", ossia, Requiem, Kyrie, al quale si riallaccia non solo a livello musicale, riproponendo in chiave più oscura ed opprimente il medesimo tema portante, ma anche a livello lirico, ripercorrendo parte del testo del brano stesso: "Sorrow ever await on joy and has rendered me (to pieces) Requiem, Kyrie, Requiem".

Concludendo, un disco appassionante, emozionante ma non immediato; un disco da assaporare con calma, soprattutto per coloro che non si sono mai avvicinati troppo alle sonorità funeral doom. Un ennesimo grandioso lavoro dei Virgin Black, che speriamo sappiano degnamente concludere questa meravigliosa trilogia con l’attesissimo terzo capitolo della serie: "Requiem - Pianissimo".

Luca Sileni

VOTO

96

 

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