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Dopo giorni e giorni di ascolto
attento eccomi a presentarvi l’ultima fatica di quella che è ormai
diventata la christian gothic band per antonomasia, i Virgin Black.
Il nuovo lavoro del quartetto australiano si intitola "Requiem -
Fortissimo" e si propone come il secondo capitolo dell’ideale
trilogia concepita dal gruppo capeggiato da Rowan London. Quest’album
segna una decisa sterzata nel sound complessivo della band che,
nonostante le varie sperimentazioni e contaminazioni, non si era mai
spinta oltre un death doom di sapore tipicamente anglosassone,
introducendo elementi e distorsioni tipici delle sonorità funeral doom
più oscure e sofferenti, tanto che, i primi due minuti di The
fragile breath (brano di apertura del dico) possono
letteralmente spiazzare l’ascoltatore, che potrebbe tranquillamente
pensare di aver inserito nel proprio lettore un disco degli Evoken
prima maniera.
Un disco duro, quindi, duro ed
oscuro; caratterizzato da ritmiche lente, oppressive e, a tratti, quasi
soffocanti; un disco dalla carica elettrica e dalla violenza decisamente
inusuali per i Virgin Black.
I brani sono tutti
caratterizzati da intervalli fra ritmiche veloci e lente, sorrette da
una linea vocale principale sviluppata attraverso un growl profondamente
tetro, che si alterna sapientemente con un’aulica voce sinfonica
femminile. Il sound proposto dalla band è, però, sostanzialmente diverso
dal classico funeral alla Shape Of Despair oppure alla
Skepticism, e sembra unire la violenza degli Evoken con le
melodie dei Funeral, il tutto condito da elementi sinfonici,
lirici ed orchestrali. In winter ash, seconda traccia del
disco, riesce perfettamente a rappresentare questa commistione sinfonica
proposta dalla band australiana che, da un lato, propone distorsioni
chitarristiche estremamente pregnanti e serrate, mentre, dall'altro,
unisce cori orchestrali, secondi voci liriche e fraseggi di archi.
Bellissimo, poi, l'arpeggio centrale di Silent, che si
qualifica come uno dei pezzi migliori del disco e che esprime profondo
pathos ed emozione. Il brano intervalla ritmiche serrate e veloci a
partiture lente e cadenzate, alternando sonorità sinfoniche ad altre
distorte. Da sottolineare il legame di questo brano con l’album
"Requiem - Mezzo Forte" (legame che, peraltro, si estende a quasi
tutti i pezzi del disco) che ripercorre non solo il tema musicale
portante di ...and I am suffering (quarta traccia di
"Requiem - Mezzo Forte") ma anche le liriche di questa canzone: "When
will my sorrow begin to pale?" (letteralmente "Quando il mio dolore
inizierà ad impallidire?").
La successiva
God in dust è un brano particolarmente emozionante che unisce un
sapiente funeral doom, sviluppato su sonorità estremamente tetre ed
oppressive, ad un malinconico solo di pianoforte che abbraccia come un
guanto il potente e profondo lamento growl di
Rowan London.
Il testo si sposa perfettamente alle emozioni trasmesse da questo brano,
facendo percepire all’ascoltatore la tremenda sensazione di dolore,
sofferenza e solitudine rappresentata dalla caduta, dalla profonda
caduta nella polvere: "I am in the dust" …polvere dove, finalmente, si
può trovare Dio, il Dio dei bisognosi, il Dio di chi è nella polvere: "but
there I find You misery calls / in the dark night of the soul
abandonment / carries me home carry me home". Il tema generale del
precedente album non viene mai abbandonato e spunta fuori in quasi tutti
i brani di "Requiem - Fortissimo", legando in modo indissolubile
a sé il precedente disco e riuscendo in modo perfetto a fornire
all'ascoltatore la sensazione di "unicità" che la trilogia proposta dai
Virgin Black dovrebbe incarnare. Un unico funereo Requiem diviso
in tre atti, tre atti che analizzano in modo profondo tre diverse
sonorità che fanno capo alla musica metal e, in particolare, alla scena
gothic/doom. A concludere il disco è idealmente il brano Darkness
(benché, in pratica, l’album si concluda con la strumentale
Forever) che ricalca in modo perfetto il pezzo di apertura di
"Requiem - Mezzo Forte", ossia, Requiem, Kyrie, al
quale si riallaccia non solo a livello musicale, riproponendo in chiave
più oscura ed opprimente il medesimo tema portante, ma anche a livello
lirico, ripercorrendo parte del testo del brano stesso: "Sorrow ever
await on joy and has rendered me (to pieces) Requiem, Kyrie, Requiem".
Concludendo, un disco appassionante,
emozionante ma non immediato; un disco da assaporare con calma,
soprattutto per coloro che non si sono mai avvicinati troppo alle
sonorità funeral doom. Un ennesimo grandioso lavoro dei Virgin Black,
che speriamo sappiano degnamente concludere questa meravigliosa trilogia
con l’attesissimo terzo capitolo della serie: "Requiem - Pianissimo".
Luca Sileni |