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Emeriti sconosciuti persino nella scena white, tornano puntuali i talentuosi
progster statunitensi Visual Cliff col loro quarto album studio
avvolto da un'accattivante veste grafica, e sempre a firma della propria
Trinity Records. L’act dal dichiarato intento evangelizzatore (ogni
testo rimanda a riferimenti biblici poi citati in nota nel booklet) al
suo comparire si era reso autore di due sorprendenti lavori quali
"Lyrics For The Living" (2003) e "Key To Eternity" (2004),
per poi tuttavia ridimensionarsi un poco con successivo "Freedom
Within". C’era dunque una certa - ovviamente microcosmica - attesa
per questa release, si attendeva un immediato riscatto, ma l’agognato
ritorno ai fasti primigeni non c’è stato; anzi, ci troviamo tra le mani
la loro opera meno riuscita. Lo stile si inserisce appieno nel solco
scavato dai Fates Warning, quindi prog metal/rock dai mood
eterei, impreziosito da rimandi fusion; tuttavia la vena compositiva
sembra purtroppo essersi inaridita, la semplicità degli arrangiamenti e
la scarsa brillantezza di un songwriting fin troppo ripetitivo ne sono
prova. I Visul Cliff sanno comunque ben suonare e indovinano
buone melodie, in ciò risiede la salvezza di un album che altrimenti
avrebbe avuto ben poco da dire.
Il lento aulico incedere tra proclami filtrati di
Empty words apre il neo platter dei nordamericani, traccia che
si distribuirà scritturalmente tra chorus poco incisivi e bridge dal
retrogusto fusion. La seguente strumentale My guardian angel
si vivacizza ed irrobustisce, consegnandoci alla ruffiana e catchy
Broken soul. L’influenza dei Fates Warning si sente
tutta, forte e chiara, nell’entrante Beyond the gates, e
lo sarà ancora nella maggiormente arrangiata, sesta, 12 stone
gardens, tra gli assoli tecnici di Rob Perez e gli inserti
sintetici,
così come infine nella closing song
Separation. Quinta in track-list la prog/rock/fusion strumentale ma
pleonastica nel suo continuo ri-citarsi Sovereign eyes,
e sul medesimo stile si sviluppa The multitudes. Arriviamo
così senza troppe emozioni al trittico finale di "Into The After";
ed eccoci all'improvviso al miglior brano del Cd, Into Your embrace,
che gioca sapientemente sugli umori, tra cupezza e solarità, per poi
approdare ad un coinvolgente chorus marziale e polifonico. Ottima
risuscita emozionale anche per la strumentale
Wind of the Spirit, strumentale proprio come la succitata finale
Separation.
Tirando le somme il Cd rimane più che discreto, i Visual Cliff
sono ormai mestieranti navigati, ma purtroppo ampio e preoccupante è il
passo del gambero compiuto da una band che deve assolutamente ricercare
nuove ispirazioni per dare freschezza compositiva alla propria
progressività, tecnicamente senz'altro valida.
Vaake |