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Key To Eternity
prog
2004 - Trinity Records
(USA)
www.myspace.com/visualcliffmusic

 

Secondo disco che fa seguito a "Lyrics For The Living" per questo gruppo statunitense la cui proposta, a metà fra prog metal e prog rock, non ha bisogno di parole per arrivare proprio dritto al cuore. In totale sono 45 minuti di un prog strumentale mai fine a sé stesso in cui i ragazzi, capitanati dal chitarrista e fondatore del gruppo Rob Pèrez, non si perdono in inutili e sterili virtuosismi riuscendo così a mantenere praticamente sempre presente e costante l’attenzione e la partecipazione emotiva dell’ascoltatore. Il risultato è, in maniera sorprendente e piacevole, di una più che buona fattura e l’impresa non è di certo delle più facili visto che la voce qui non fa mai capolino. Buoni gli arrangiamenti e impeccabile la produzione che permette ad ogni singolo strumento di risaltare in maniera cristallina. Attraverso la loro musica i Visual Cliff portano avanti la missione di onorare Dio dando una forte testimonianza di fede. Già il titolo "Key To Eternity" è emblematico: solo dopo aver riconosciuto Dio come proprio e unico Signore è infatti possibile superare le ombre della morte e ottenere la salvezza della vita eterna.

Intraprendiamo così questo viaggio accompagnati dal già citato Rob, dal bassista Eric Fuller, entrato da questo album in pianta stabile nel gruppo, da Rob Klan e la sua tastiera sempre protagonista e da Rick Mals alla batteria, ideale per scandire al meglio i tempi. A fare da apripista due pezzi che compongono una suite da applausi: la prima parte The return (Part I – Revealed) con le sue atmosfere eteree ruota sugli efficaci effetti tastieristici su cui si inseriscono delicati arpeggi di chitarra che si intrecciano alla perfezione con i tasti d’avorio. Nella seconda parte, Battle soul, il ritmo cambia decisamente dirigendosi verso un’incalzante e possente sfuriata prog condita da inserti sinfonicheggianti, come a rappresentare le tante battaglie spirituali che l’animo umano si trova ad affrontare. Passaggio più riflessivo è invece Key to eternity: effetti di strumenti a fiato, cinguettìo di uccelli, soavi arpeggi ci portano alla mente paesaggi incontaminati di una bellezza disarmante. In Romans 10 il sound si fa invece più potente e deciso (qui il basso fa sentire il proprio peso) sferzando verso improvvise accelerazioni e chiudendo con delle orchestrazioni classicheggianti. Si cambia di nuovo, il rischio di annoiarsi proprio non c’è: Palisadas, breve sognante brano tutto piano e tastiere. Nella seconda parte del disco le chitarre hanno maggior spazio e vediamo allora Living proof e At atmosferic reside essere i momenti più tirati in cui Rob si lascia andare ad ottimi assoli. Dolci arpeggi ed effetti flautistici intorpidiscono in Angelic shield in cui si inserisce un assolo, preludio alla seconda e più concitata e corale parte del brano, per poi tornare, dopo questa sfuriata prog, alle note iniziali. Il sipario si chiude con The message ove troviamo percussioni e sognanti arpeggi acustici creando delle impalpabili sensazioni.

Il messaggio che qui traspare già lo conosciamo: per noi peccatori la strada per ottenere la "chiave per l’eternità" sarà lunga e tortuosa, ma non impossibile e questi brani, che parlano da soli, rappresentano il miglior accompagnamento musicale che potremmo desiderare.

Ilaria Ricci

VOTO

82

 

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