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Secondo disco che fa
seguito a "Lyrics For The Living" per questo gruppo statunitense
la cui proposta, a metà fra prog metal e prog rock, non ha bisogno di
parole per arrivare proprio dritto al cuore. In totale sono 45
minuti di un prog strumentale mai fine a sé stesso in cui i ragazzi,
capitanati dal chitarrista e fondatore del gruppo Rob Pèrez, non si
perdono in inutili e sterili virtuosismi riuscendo così a mantenere
praticamente sempre presente e costante l’attenzione e la partecipazione
emotiva dell’ascoltatore. Il risultato è, in maniera sorprendente e
piacevole, di una più che buona fattura e l’impresa non è di certo delle
più facili visto che la voce qui non fa mai capolino. Buoni gli
arrangiamenti e impeccabile la produzione che permette ad ogni singolo
strumento di risaltare in maniera cristallina.
Attraverso la loro
musica i Visual Cliff portano avanti la missione di onorare Dio
dando una forte testimonianza di fede. Già il titolo "Key To
Eternity" è emblematico: solo dopo aver riconosciuto Dio come
proprio e unico Signore è infatti possibile superare le ombre della
morte e ottenere la salvezza della vita eterna.
Intraprendiamo
così questo viaggio accompagnati dal già citato Rob, dal bassista Eric
Fuller, entrato da questo album in pianta stabile nel gruppo, da Rob
Klan e la sua tastiera sempre protagonista e da Rick Mals alla batteria,
ideale per scandire al meglio i tempi. A fare da apripista due pezzi che
compongono una suite da applausi: la prima parte The return (Part
I – Revealed) con le sue atmosfere eteree ruota sugli
efficaci effetti tastieristici su cui si inseriscono delicati arpeggi di
chitarra che si intrecciano alla perfezione con i tasti d’avorio. Nella
seconda parte, Battle soul, il ritmo cambia decisamente
dirigendosi verso un’incalzante e possente sfuriata prog condita da
inserti sinfonicheggianti, come a rappresentare le tante battaglie
spirituali che l’animo umano si trova ad affrontare. Passaggio più
riflessivo è invece Key to eternity: effetti di strumenti
a fiato, cinguettìo di uccelli, soavi arpeggi ci portano alla mente
paesaggi incontaminati di una bellezza disarmante. In Romans 10
il sound si fa invece più potente e deciso (qui il basso fa sentire il
proprio peso) sferzando verso improvvise accelerazioni e chiudendo con
delle orchestrazioni classicheggianti. Si cambia di nuovo, il rischio di
annoiarsi proprio non c’è: Palisadas, breve sognante brano
tutto piano e tastiere. Nella seconda parte del disco le chitarre hanno
maggior spazio e vediamo allora Living proof e At
atmosferic reside essere i momenti più tirati in cui Rob si
lascia andare ad ottimi assoli. Dolci arpeggi ed effetti flautistici intorpidiscono in Angelic shield in cui si inserisce un
assolo, preludio alla seconda e più concitata e corale parte del brano,
per poi tornare, dopo questa sfuriata prog, alle note iniziali. Il
sipario si chiude con The message ove troviamo percussioni
e sognanti arpeggi acustici creando delle impalpabili sensazioni.
Il messaggio che
qui traspare già lo conosciamo: per noi peccatori la strada per
ottenere la "chiave per l’eternità" sarà lunga e tortuosa, ma non
impossibile e questi brani, che parlano da soli, rappresentano il
miglior accompagnamento musicale che potremmo desiderare.
Ilaria Ricci
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