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Il mercato
underground del metal cristiano è ormai in fibrillazione e sta offrendo
ogni giorno delle novità più o meno interessanti. E' questo anche il
caso dei Vital-Lusion, band proveniente dalla assolata California
e formatasi una decade fa, nel lontano 1997. Il gruppo esce
dall’anonimato con un demo completamente autoprodotto, "Sacred
Kingdom", quattro brani di un heavy corposo di stampo classico, a
tratti progressivo, dalla durata non indifferente (uno di questi sfora
anche i 7 minuti).
C’è subito da dire
che la confezione non è di certo una gioia per i propri occhi, la cover
è semplice e amatoriale; con la produzione, piuttosto mediocre e
ovattata, tocchiamo un’altra nota dolente. Ma allora, non rimane nulla
da salvare? Tutt’altro: quello proposto dai Vital-Lusion è un
heavy a tratti accattivante, dalle ritmiche serrate; non eccelle forse
nella varietà del songwriting, è forse a volte un po' prevedibile, ma si
lascia lo stesso ascoltare con piacere. Spinta è la ritmica di
Bullet, in cui spiccano la voce del singer, che si lascia andare
a degli acuti niente male, e un incisivo e cavalcante guitar solo.
Madness passa senza troppo lasciare il segno, se non per un
finale alquanto grintoso, e arriviamo a The kingdom, il
miglior pezzo del lotto: variegato, con un’incalzante parte strumentale
in cui la fa da padrona l’ottima chitarra (peccato per il "ronzio").
Altro buon episodio è la conclusiva The light, una vera e
propria sferzata di energia accompagnata dalla rocciosa batteria che
scandisce bene i tempi e su cui irrompe nel finale un bell’assolo.
Siamo sì sopra la
sufficienza, ma il frutto è ancora un pochino acerbo. Le potenzialità ci
sono e si lasciano intravedere, aspettiamo quindi un’altra occasione per
sentirli di nuovo all’opera e sperare in un decisivo e netto passo in
avanti, soprattutto per quanto riguarda la pulizia del suono.
Ilaria Ricci |