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VIXIVI
Sweet Kiss, And Far Away Dreams
 
 

 

VIXIVI
Death Circus
avantgarde
2003 - Self
(Norvegia)
www.myspace.com/vixivifan

 

One man project che ha ritenuto di aver già espresso tutto ad opera del polistrumentista norvegese Andreaz Hansen, ora attivo come singer nei Bleedience e negli Inevitable End, e qui in arte Zestigma, i VIXIVI - nome che pare si ispiri ai numeri romani per creare in una qualche arcana combinazione il biblico 777 - giungono così al quarto ed ultimo lavoro. Black/extreme sperimentalissimo, con melodie, passaggi soffusi, brutalità atavica, partiture sinfoniche di violini ad opera della sedicente The Zestigmatic Orchestra, e tanto elucubrato industrial; il sound complessivamente ricorda non poco gli Arcturus, anche se i momenti true black sono assai più furiosi ed il synth è protagonista rispetto alla celebre talentuosissima connazionale band. La produzione delle songs di "Death Circus" è buona ed il songwriting sempre ispirato: da sottolineare subito la curiosità per cui nonostante le 11 tracce l'album non raggiunge neanche i 20 minuti di durata.

Vixivisich igmazest col suo industrial ricco di effetti appesantiti da registri vocali tetri proferenti il solo, poco rassicurante, "Welcome" è l'intro, preludio della meravigliosa Spirits, vorticosità black che poi si attenua per generare un keys riff sinistro: torna la furia in scream e growl ma all'improvviso il sound si fa etereo e sussurrato; un vociare caotico prelude alla nuova marea di caos ritmico per poi chiudere con sperimentazioni di synth. In memorian è uno stacco dalla ritmica claudicante ma sinfonica, che conduce alla grande Scars of all, conturbante black epico oscuro dallo screaming addirittura vredeiano (dal quint'essenziale singer ex Vaakevandring e ora Antestor). La voce clean armonizza un suo proprio urlare, la tastiera è inquieta ed il coro partorito è assurdo!, ma presto si torna agli orizzonti iniziali. Effetto industrial di onde sincroniche che si infrangono sulla baia sabbiosa, Winds è un altro intermezzo per l'arcturussiana Your eyes, gran bel tributo di Andreaz al celebre combo ispiratore, con suadente uso dei vocals e della tastiera. Dello stesso stampo stilistico è My dear, in testa piano e synth plumbeo, in coda mood che sfiora l'happy. L'ottava For the sun shall fall è un'inesistente ghost track, mentre nella nona Scream ancora il synth sale in cattedra per generare quasi un distorto codice Morse il cui volume sale nell'andare. La perla di questo gran disco è Child, raw black violentissimo e caustico, astrusità industrial, gorgheggi vocali e, a suggello del tutto, melodie violinistiche. La finale outro Igmazestich ivixiv è ovviamente simile all'intro, e non solo nel titolo, ma qui prevalgono rifrazioni ed interferenze.

"This disc is dedicated to all the souls which have not yet had the chance to establish contact with the higher form of love known as God". Questa dunque la dedica di un lavoro strano e che necessita di un ascolto ripetuto ed attento per essere apprezzato nella sua pienezza: se riuscirete in questo sforzo, beh, siete dinanzi ad una specie di small version cristiana degli Arcturus, e la cosa non è certo di poco conto.

Vaake

VOTO

83

 

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