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VOICE OF GLASS
Making Me Real   (Ep)
gothic
2007 - Self
(USA / Bulgaria)
www.myspace.com/voiceofglasss

 

Band recente mezza americana e mezza bulgara (non per altro, questo Ep è stato registrato proprio a Sofia nel 2007), i Voice Of Glass si presentano come new gothic/alternative gothic di tutto rispetto, con venature hard rock piacevoli. La band è composta da: Olya Meek (voce), David Meek (chitarra), Juan Hernandez (basso) e Julian Nedkov (batteria). All’attivo hanno solo questo Ep e non ci sono attualmente notizie certe su eventuali nuovi lavori. La formazione originale nacque nel lontano 2002 e da quei primi contatti venne fuori una delle song ivi contenute; nel tempo, il gruppo ha cambiato line-up e grazie anche a fortunati incontri come quello con Ken Steorts (cofondatore degli Skillet), che si è occupato degli arrangiamenti, è stato possibile arrivare a questo lavoro di tutto rispetto.

L’Ep si apre con l’aggressiva ma al tempo stesso melodiosa Beautiful, impossibile da non canticchiare; la voce da contralto ben si sposa con le scelte stilistiche della band: "I love You with all of my soul / Though it destroys all I know. / I look to you as I let go, / without You I’m not beautiful"; altra nota positiva sono proprio i testi, curati, ma semplici. Proseguiamo con Making me real, ove la bella voce di Olya si alterna ad un buon growl, ma non così incisivo, che lascia spazio alla batteria di farsi sentire, al coro di sostenere il ritornello e alla chitarra di proseguire coi suoi riff. Song of songs è una delle canzoni più "vecchie" del gruppo, molto orientaleggiante, quasi zingara in onore alle origini di alcuni componenti del gruppo; song dal testo breve ma dal tempo incisivo, difficile da definire. L’unico problema di questa come delle altre due trace che ci prepariamo a conoscere è la ripetitività musicale proposta, che stanca dopo il primo ascolto. Making me real è poco gothic ma molto alternative: "Your breath is my song, I sing to the dawn. / Your touch is the hope that caries me on", finalmente un po’ di spazio per i riff della chitarra e per gustare i giri di basso. Infine, You let dying in continua verso l’alternative, con pochissime tracce goth.

Benché sia monotono negli arrangiamenti e manchi di fantasia musicale, tale da dare visibilità a tutti gli elementi, questo lavoro non è niente male e ci fa attendere, impazienti, il primo full-length.

Roberta Cannone

VOTO

75

 

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