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WARLORD
Deliver Us
 
 

 

WARLORD
...And the Cannons Of Destruction Have Begun
epic
1984 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/warlordpowermetalband

 

È il 1984 quando gli americani Warlord, tra i padri indiscussi dell'epic metal, irrompono sul mercato col loro primo full-length: "...And The Cannons Of Destruction Have Begun". Siamo nei primi anni '80, meravigliosi per quello che è allora l'heavy metal e per quello che in futuro sarà tutto il metal ontologicamente e inevitabilmente legato ad esso. Ma concentriamo ora sull'album in questione. Il lavoro che ci apprestiamo a recensire presenta al suo interno quattro canzoni  già presenti nel precedente Ep del combo statunitense, "Deliver Us", piccolo grande capolavoro nella storia del metal, che da solo, nei suoi trenta minuti di durata è in grado di annichilire senza replica un buon 90% di quelli che sono le attuali release heavy/power/epic.

Addentriamoci ora, senza perdere ulteriore tempo, in quello che sarà l'unico lavoro dei Warlord, escludendo il ritorno nel 2002 con l'album "Rising Out Of The Ashes", che vedrà la comparsa alla voce di Joacim Cans, vocalist degli svedesi Hammerfall. Si parte subito con una intro parlata che crea l'atmosfera  ideale per Lucifer’s hammer, canzone storica del gruppo, presente già in "Deliver Us", qui ripresentata pressoché immutata tentando però di darle maggiore impatto e potenza sonora. Il lavoro alla chitarra di Bill Tsamis è ancora una volta eccellente così come quello dietro le pelli di Mark "Thunderchild" Zonder, che conferisce ad ogni canzone quel tono di epicità che le rende uniche. La seconda trac Lost and lonely days ripercorre ancora una volta gli schemi di un heavy metal classico e potente, caratterizzato ancora una volta da parti soliste di chitarra più che mai azzeccate e melodiche. Si prosegue con un'altra canzone già presente nel precedente Ep: Black mass. Anche in questo caso sono i riff di Tsamis a farla da padroni, dando un tono particolarmente tetro ad una canzone che, come anticipa il titolo, è caratterizzata da una forte decadenza, in alcuni tratti addirittura doom. La quarta song di questo lavoro, Soliloquy, è invece caratterizzata da una profonda malinconicità, tratto caratteristico della band, come già ricordato ed accennato nella recensione del primo lavoro. Inutile essere monotoni innalzando e lodando ulteriormente il lavoro alla chitarra solista di Bill Tsamis. Giungiamo ora ad Aliens, pezzo che secondo me risulta essere un pelo inferiore a tutti gli altri, contribuendo ad abbassare il voto ad un album altrimenti pressoché eccellente. Proseguiamo con MCMLXXXIV, strumentale, che apre le porte a Child of the damned, brano che possiamo considerare come precursore di quello che sarà poi tutto il movimento power metal. L'ultima Deliver us from evil è solo un'altra perla in questo lavoro destinato ad entrare nella storia.

Se non fosse per Aliens, che come detto precedentemente trovo essere inferiore alle altre, questo album rasenterebbe la perfezione. Ci troviamo comunque di fronte ad un disco impedibile per chi, appassionato di epic/heavy metal, ma anche power, voglia ampliare le proprie conoscenze sui padri del genere.

Christian Khouri

VOTO

86

 

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