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WEDDING PARTY
Anthems
gothic
1998 - MCM Music
(USA)
www.myspace.com/weddingparty

 

Si sente eccome lo zampino dei Saviour Machine in questo primo e ultimo album dei Wedding Party, gruppo americano formatosi nel 1991 ma ormai scioltosi. Il lavoro è stato prodotto e arrangiato niente meno che da Eric Clayton (presente anche nei backing vocals) e lo stesso sound risente quindi della sua presenza, ma non in maniera troppo ingombrante, anzi: i ragazzi hanno personalità e fanno sentire il proprio stile nel corso dei quasi 50 minuti che vanno a comporre il disco. Catalogarli semplicemente come gothic risulta forse un po' troppo riduttivo, sono infatti presenti influenze tra loro agli antipodi: industrial (soprattutto nella prima parte del disco) da una parte, dolci ballate con solo chitarra acustica o piano ad accompagnare la voce dall’altra. "Anthems" ha quindi un doppio risvolto: un sound cupo, metallico ed effettato capace di creare delle atmosfere quasi asfissianti, alternato a melodie suadenti e nostalgiche. Le liriche sono ispirate, nella maggior parte dei casi, da passi delle Scritture e vertono principalmente sulla lode all’unico vero Dio e su quello che ci aspetta dopo, perché "life goes on after life / in the light / no more night". Al microfono si alternano, duettando anche in diversi brani, William J. Watters, che in alcuni frangenti ricorda lo stile di Mr. Clayton, e Shery Lucky Watters, ottima nei momenti aggressivi ma che offre il meglio di sé in quelli più melodici (su tutti Dür Buckett, in cui è accompagnata dalla chitarra acustica).

Il disco convince sì, ma forse non del tutto. Ci sono infatti alcuni brani poco incisivi; si tratta di Raven’s warning dai suoni rudi e viscerali, Alliance costruita su un gioco di voci effettate, entrambi brani in cui l’industrial la fa da padrone, e Lamb, un breve intramezzo voce-piano che pur essendo gradevole non lascia il segno. Nonostante questo molte sono le perle presenti: dopo le rullate marziali del prologo arriva con un sound prepotentemente gothic War memorial, decisa, vigorosa e solenne nel suo proclama finale (The peace of God, when the battle’s won / all my tears are caught by the Holy One / We will stand until the end / we must stand until the end). Even you, prende forma da oscure note tastieristiche che ne fanno l’ossatura; To the unknow God dalle ritmiche doom ha un sound apocalittico in cui le parti corali sono le protagoniste per un finale in crescendo di tensione. Christal River è lo struggente brano dedicato alla morte del fratello del cantante, sicuramente una delle migliori del lotto: una commovente enfasi sinfonica culmina nel coro femminile con la strofa finale cantata in baritono: "I Will live forever", da pelle d’oca. Impossibile per me fermare una lacrima ascoltando No more night: qui i due singer cantano insieme supportati dalla chitarra acustica in una ballata disarmante per la sua semplicità quanto per la scossa emotiva che riesce a dare, proprio lì, nel profondo del cuore. Ancora un duetto in un brano lento, completamente voce-piano, Bury the dead per poi chiudere quest’unica opera dei Wedding Party con Omega, brano energico ma dal ritmo cadenzato.

La tristezza al termine dell’ascolto c’è: è davvero un peccato che l'interessante gruppo si sia fermato dopo solo quest’album; non si può così far altro che rimettere il disco nello stereo e perdersi nuovamente in quelle atmosfere calde e malinconiche, in quelle parti vocali intense nella loro drammaticità che ti afferrano senza lasciarti più andare. Con la consapevolezza della sua unicità.

Ilaria Ricci

VOTO

81

 

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