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Quando si parla della
storia del rock cristiano non si può fare a meno di citare i
Whitecross. Dopo il loro debutto nel lontano '87, il gruppo ha avuto
molto tempo per migliorare e crescere spiritualmente e musicalmente.
Infatti con "In The Kingdom", i Whitecross hanno
probabilmente raggiunto l'apice della loro carriera musicale, e non lo
dico solo perché, per la cronaca, questo è il primo disco che io abbia
mai sentito!
L'opener è No second chances, un
gran pezzo per iniziare! L'ottimo lavoro con le chitarre da parte di Rex
Carroll e la voce graffiata e acuta di Scott Wenzel fanno veramente
giustizia a questo brano. A seguito abbiamo We know what's right,
un brano molto "arena", e la title track In the kingdom,
che rallenta un po' l'andatura dell'album senza però guastarla;
liricamente riflette la vita dell'ultima generazione che sta aspettando
il ritorno di Cristo e che immagina come sarà stare al suo fianco "in
the kingdom", appunto. Troviamo poi In His hands,
probabilmente la ballad migliore mai realizzata dai Whitecross,
seguita da Good enough che rompe il silenzio in modo un
po' troppo agitato. Ed ora Love is our weapon, un pezzo da
guerra e da ribelli, seguito da due episodi collegati: il primo si
tratta di The eternal fire un brano solista di chitarra
che ci ricorda che Rex Carroll è uno dei chitarristi cristiani migliori
di tutti i tempi, e il secondo You will find it there,
probabilmente la canzone più brutta dell'album. If he goes before
me è un'altra ballad seguita da Tell me the time
che riporta l'album ad un'atmosfera hard.
Ed ora arriviamo all'episodio finale: Holy
war! Quando si parla di capolavoro. Un pezzo molto particolare
per i Whitecross, dato che include, oltre a un gran numero di
soli su soli, un rappato molto azzeccato da parte di... boh... qualcuno
sconosciuto che però ha fatto un ottimo lavoro. Non c'è altro da dire,
questo e' definitivamente l'album d'oro dei Whitecross!
Christopher Warman |