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L’ultimo lavoro dei Whitecross, una delle band che
ha fatto e sta facendo la storia nella scena del christian metal, è
praticamente una seconda registrazione del loro primo album, "Whitecross"
del 1987.
Il Cd
si apre con il brano Who will you follow che confronta
Satana ("the father of the lies") con Gesù ("the King and the
Door"). Ci si accorge subito della mitica chitarra di Rex Carroll,
che in tutte le canzoni sembra duettare con l’aspra voce di Scott Wenzel
o addirittura sostituirsi. La struttura delle tracce è quindi sempre la
stessa: una quantità industriale di assoli e ritornelli, come nella
track 3 He's the rock, ma senza mai cadere nella banalità:
è quasi impossibile annoiarsi ascoltando il Cd. Bellissimo è il
testo di Lookin' for a reason che invita ad accettare
l’amore di Cristo, che ci lava dai nostri peccati (His loving arms, oh,
they are reaching out to you / He knocks at your heart’s door / He longs
to come in / and when He forgives, He forgives all your sin), ma in
generale tutti i testi sono profondamente centrati sulla figura di
Cristo.
L’energia della chitarra di Rex Carroll si manifesta nella
track 8 (Nagasake), un assolo di quasi due minuti in cui il
nostro guitar hero con una tecnica sopraffina ci fa solo immaginare con
che velocità si muovono le sue dita sul manico della chitarra…nulla da
invidiare ai guitar heroes più conosciuti come Eddie Van Halen (a cui
Rex Carroll si è ispirato), Steve Vai, Yngwie Malmsteen o lo sfortunato
Jason Becker. Al posto del brano You’re mine del primo lavoro del 1987,
troviamo Love on the line (del 1988), che esce leggermente
dagli schemi degli altri brani. Sì, ovviamente Rex Carroll si fa sentire
fin dai primi secondi ma ha un andamento piuttosto malinconico e non
intenso, a differenza delle altre canzoni. L’album si conclude con la
traccia strumentale Reanimate (non presente in "Whitecross"),
molto energica, più quattro "studio out take".
In questo disco, da come si è capito, la fa da padrone la
chitarra di Rex Carroll, onnipresente in ogni brano, pronta a dare la
giusta energia, il giusto spessore con un sound molto hard rock, tipico
del white metal anni '80. Con ciò non voglio togliere nulla agli altri membri
della band a partire da Scott Wenzel e la sua aspra voce. L’unica nota
stonata del lavoro è la poca fantasia nella struttura dei pezzi.
Daniele Fuligno |