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WHITECROSS
Unveiled
 
INTERVISTA
06/5/2013
 
 

 

WHITECROSS
Nineteen Eighty Seven
hard rock
2005 - Girder Records
(USA)
www.lastfm.it/music/whitecross

 

L’ultimo lavoro dei Whitecross, una delle band che ha fatto e sta facendo la storia nella scena del christian metal, è praticamente una seconda registrazione del loro primo album, "Whitecross" del 1987. Il Cd si apre con il brano Who will you follow che confronta Satana ("the father of the lies") con Gesù ("the King and the Door"). Ci si accorge subito della mitica chitarra di Rex Carroll, che in tutte le canzoni sembra duettare con l’aspra voce di Scott Wenzel o addirittura sostituirsi. La struttura delle tracce è quindi sempre la stessa: una quantità industriale di assoli e ritornelli, come nella track 3 He's the rock, ma senza mai cadere nella banalità: è quasi impossibile annoiarsi ascoltando il Cd. Bellissimo è il testo di Lookin' for a reason che invita ad accettare l’amore di Cristo, che ci lava dai nostri peccati (His loving arms, oh, they are reaching out to you / He knocks at your heart’s door / He longs to come in / and when He forgives, He forgives all your sin), ma in generale tutti i testi sono profondamente centrati sulla figura di Cristo.

L’energia della chitarra di Rex Carroll si manifesta nella track 8 (Nagasake), un assolo di quasi due minuti in cui il nostro guitar hero con una tecnica sopraffina ci fa solo immaginare con che velocità si muovono le sue dita sul manico della chitarra…nulla da invidiare ai guitar heroes più conosciuti come Eddie Van Halen (a cui Rex Carroll si è ispirato), Steve Vai, Yngwie Malmsteen o lo sfortunato Jason Becker. Al posto del brano You’re mine del primo lavoro del 1987, troviamo Love on the line (del 1988), che esce leggermente dagli schemi degli altri brani. Sì, ovviamente Rex Carroll si fa sentire fin dai primi secondi ma ha un andamento piuttosto malinconico e non intenso, a differenza delle altre canzoni. L’album si conclude con la traccia strumentale Reanimate (non presente in "Whitecross"), molto energica, più quattro "studio out take".

In questo disco, da come si è capito, la fa da padrone la chitarra di Rex Carroll, onnipresente in ogni brano, pronta a dare la giusta energia, il giusto spessore con un sound molto hard rock, tipico del white metal anni '80. Con ciò non voglio togliere nulla agli altri membri della band a partire da Scott Wenzel e la sua aspra voce. L’unica nota stonata del lavoro è la poca fantasia nella struttura dei pezzi.

Daniele Fuligno

VOTO

82


 


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