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Per tutti i christian metal heads amanti dei Ratt e dei
Whitesnake che vogliano godere di un sound molto simile ma
esaltato da liriche profondamente cristocentriche eccovi i
Whitecross, qui col loro omonimo debut album. La band che
godette di una certa popolarità durante il boom del white metal
della prima ora - quello fine anni ottanta inizio novanta dedito
all'AOR, hard ed heavy - è capitanata dal singer Scott Wenzel e
dall'ispiratissimo axeman Rex Carroll il quale però abbandonerà il
gruppo nel 1993, gruppo che senza le sue prestazioni annasperà
nell'anonimato, fondando con altri due ex Stryper il progetto
King James.
L'album in questione data 1987 e lo stile è inconfondibilmente
quello dell'hard rock del periodo, un po' troppo inconfondibilmente
forse: i Whitecross di loro ci mettono una solarità e gioiosa
gradevolezza ma se emerge un difetto, oltre che magari un mixaggio
che penalizza i vocals in quanto troppo in secondo piano rispetto al
suono strumentale, è proprio una certa ripetitività nella struttura
del songwriting voluta proprio per rimanere fortemente ancorati a
determinati canoni; se a volte si fosse osato intraprendere vie più
sperimentali il disco ne avrebbe guadagnato a mio parere.
Esordisce il platter con
Who will you follow in cui a dei riff irruenti succede
un tirato e tecnico solo: questo tipo di apertura la ritroviamo in
quasi tutte le dieci tracce dell'album. Il ritmo si assesta
cadenzato con la presenza di refrain e di ben cinque assoli, uno più
bello dell'altro. Le tipologie compositive sono tutte piuttosto
simili quindi risulterebbe poco interessante un'analisi track by
track: il ritmo è sempre cadenzato atto a mettere in risalto lo
straordinario ed incessenate lavoro solistico ed i bei chorus che
sovente sono duetti tra lead vocal e armonie polifoniche. Per citare
qualche particolarità ad esempio diciamo del delirio chitarristico
in sottofondo alla linea vocale nel finale di Enough is enough,
del passaggio cupo seguito da un urlo e da un deflagrante solo in
He is the Rock (Gesù è la Roccia),
della nona
Nagasake,
1:47 minuti
esclusivamente
chitarristici,
dove col distorsore ad alta scala Rex Carroll si prodiga in
una prestazione che sarà adorata da tutti i patiti dei guitar heroes.
La
ballad è la quinta You're mine, ma non prende troppo,
nonostante una bella lead malinconica centrale.
Per tutti coloro, non solo questo disco ma tutta
la prima parte della lunga discografia dei Whitecross, che
trovano piacere e godimento dall'old school metallico di alto
livello.
Vaake
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