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Nineteen Eighty Seven
 
INTERVISTA
06/5/2013
 
 

 

WHITECROSS
Whitecross
hard rock
1987 - Pure Metal Records
(USA)
www.lastfm.it/music/whitecross

 

Per tutti i christian metal heads amanti dei Ratt e dei Whitesnake che vogliano godere di un sound molto simile ma esaltato da liriche profondamente cristocentriche eccovi i Whitecross, qui col loro omonimo debut album. La band che godette di una certa popolarità durante il boom del white metal della prima ora - quello fine anni ottanta inizio novanta dedito all'AOR, hard ed heavy - è capitanata dal singer Scott Wenzel e dall'ispiratissimo axeman Rex Carroll il quale però abbandonerà il gruppo nel 1993, gruppo che senza le sue prestazioni annasperà nell'anonimato, fondando con altri due ex Stryper il progetto King James. L'album in questione data 1987 e lo stile è inconfondibilmente quello dell'hard rock del periodo, un po' troppo inconfondibilmente forse: i Whitecross di loro ci mettono una solarità e gioiosa gradevolezza ma se emerge un difetto, oltre che magari un mixaggio che penalizza i vocals in quanto troppo in secondo piano rispetto al suono strumentale, è proprio una certa ripetitività nella struttura del songwriting voluta proprio per rimanere fortemente ancorati a determinati canoni; se a volte si fosse osato intraprendere vie più sperimentali il disco ne avrebbe guadagnato a mio parere.

Esordisce il platter con Who will you follow in cui a dei riff irruenti succede un tirato e tecnico solo: questo tipo di apertura la ritroviamo in quasi tutte le dieci tracce dell'album. Il ritmo si assesta cadenzato con la presenza di refrain e di ben cinque assoli, uno più bello dell'altro. Le tipologie compositive sono tutte piuttosto simili quindi risulterebbe poco interessante un'analisi track by track: il ritmo è sempre cadenzato atto a mettere in risalto lo straordinario ed incessenate lavoro solistico ed i bei chorus che sovente sono duetti tra lead vocal e armonie polifoniche. Per citare qualche particolarità ad esempio diciamo del delirio chitarristico in sottofondo alla linea vocale nel finale di Enough is enough, del passaggio cupo seguito da un urlo e da un deflagrante solo in He is the Rock (Gesù è la Roccia), della nona Nagasake, 1:47 minuti esclusivamente chitarristici, dove col distorsore ad alta scala Rex Carroll si prodiga in una prestazione che sarà adorata da tutti i patiti dei guitar heroes. La ballad è la quinta You're mine, ma non prende troppo, nonostante una bella lead malinconica centrale.

Per tutti coloro, non solo questo disco ma tutta la prima parte della lunga discografia dei Whitecross, che trovano piacere e godimento dall'old school metallico di alto livello.

Vaake

VOTO

80


 


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