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Debutto per il duo inglese
fautore di un black melodico che molto deve ad Emperor,
Antestor (soprattutto negli strumentali) e Parakletos nello
screaming, ma senza averne la forza. La proposta si rivela non scevra di
pecche, screaming gracchiante molto monotono su tutte, ma anche fresca
(e non potrebbe essere altrimenti date le liriche artiche!!!). Davvero
poetici i testi, un mix di elogio all’Inverno, tanto osannato nel
secular black, ed alla Cristianità: "Stillness and peace I feel, /
Frozen to the core. / The snow gently falls, / The start of winter calls.
/ In this icy moment, / I glimpse what was lost. / Designed and created,
/ By the Lord of frost, frost fall"; da Frost fall.
La raggelante intro The dawn of winter ci catapulta nelle
atmosfere innevate del disco. Frost fall ha dalla sua un
grandissimo testo ed un’ottima partitura di basso, mentre la successiva
Embraced by ice è un black sinfonico e melodico di medio
livello. L’interludio tastieristico, tipicamente antestoriano,
Glimpse of the realm, conduce a Landscape of winter,
incredibilmente serrata ed evocativa, emperoriana nella forma ma non
ovviamente nel contenuto. The realm of frosted beauty è un
epico mid-tempo. Altro interludio, di sapore temporalesco, è The
fall: serenity lost. Affascinanti le tastiere nella neoclassica
The battle: black illusions. Si chiude in bellezza con la
maestosa cavalcata boreale di The victory: rapturous surrender.
Una proposta davvero interessante, che viene fuori alla lunga distanza.
Infatti ai primi ascolti balzano all’attenzione solo i difetti
(screaming affatto convincente e registrazione non impeccabile), ma poi
ascolto dopo ascolto il disco soddisferà più di un palato, anche se
molto raffinato.
Daniele E.
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