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"The Fall Of Rome" è il primo full-length di
questi ragazzi dalla Virginia, uscito dopo l'Ep "The Pulse Is
Overatted", e appartenente a quella tendenza nata e cresciuta in
America di unire hardcore e thrash (dando vita al metalcore),
mischiandolo con melodie e stacchi da death scandinavo. Il disco, come
si può capire dal titolo, è incentrato sulla caduta dell'Impero Romano,
paragonato alla società moderna la quale, con estrema arroganza e quasi
senza rendersene conto, finirà per crollare allo stesso modo. Un disco
intenso, plasmato sugli standard richiesti dal genere, che procede senza
mai annoiare durante tutti i 40 minuti della sua durata. La qualità del
sound è buona, soprattutto grazie a stacchi e accelerazioni core,
intermezzi di melodie death svedesi e ottima doppia cassa.
La prima traccia, Following Caligula,
fa capire subito la grinta e il potenziale ritmico dei cinque ragazzi, a
partire dal vocalist Tarpey, che continua a urlare senza sosta per tutta
la durata della traccia. Calibrate the virus è più rozza e
violenta della precedente, ma permette di sentire sempre la tecnica dei
riff delle due chitarre perfettamente in armonia. Watcher
si presenta come un'ottima song, una delle migliori del disco in quanto
la più completa in tutte le sue parti: dal cantato ai fill di batteria,
senza dimenticare i riff che vanno dai ritmi post-core a quelli più
tipicamente death, con intermezzi e cambi di tempo tipicamente death.
Questa è anche una delle pochissime track in cui, anche se solo per una
manciata di secondi, c'è un accenno al clean-voice. Courtesy bow,
Malice in wonderland e 55/23 hanno nella
loro spina dorsale lo stesso stile death, arricchito poi da riff di
accompagnamento che, seppur validi dal punto di vista tecnico, non
bastano a distinguere bene pezzi che mantengono tutti lo stesso andazzo,
con riff rapidi, intermezzi death, e ancora velocità. The hampton
roads fourth annual parade of the blind si distacca leggermente
dalle altre, e protende per riff death durante un tempo più lungo,
arricchiti dalla doppia cassa e dall'energia del growl di Tarpey.
To the mines, si allontana un po' dalle atmosfere death, per
passare allo stile interamente metalcore, con una perfetta armonia dei
riff e pesanti colpi di batteria. Chiude Aeroport, ottimo
mix di fill e riff supersonici, ma ancora troppo simile alla linea delle
altre tracks.
In conclusione, "The Fall Of Rome" è un buon
disco ma, forse perchè la band non ha ancora molta esperienza, risulta
troppo simile ai tanti che ci sono sul mercato oggi. Per questi ragazzi
la strada è ancora lunga, tuttavia le basi ci sono, ma dovranno lavorare
parecchio affinché in futuro potremo ancora sentir parlare dei Winter
Solstice.
Francesco Pellegrino
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