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Esce nel 2008 il debutto
nella Facedown Records degli americani Wrench In The Works. Come
viene dimostrato già dalle prime note della opener, Dust over time
test, il gruppo porta l’ascoltatore negli angoli più grezzi del
metalcore. E la nominata opener fa da introduzione a tutto ciò che
l’ascoltatore dovrà aspettarsi da questo disco: un ottimo lavoro negli
arrangiamenti, vocals molto dirette, chitarre ruggenti, e ritmi che si
avvicinano al mosh.
Dalla seconda traccia,
Tonight is war, troviamo però spunti ancora più interessanti.
Da citare immediatamente è la furiosa apertura mathcore: lavori
chitarristici che ricordano molto quelli degli Zao, pionieri del
metalcore white. In certi punti sembra che il piede del batterista Andy
Nelson quasi fatichi a riposarsi. Con un approccio più melodico si passa
a Our time, la quale evolve già da metà pezzo in un
moshcore furioso. Da qui in poi, purtroppo, ogni brano segue più o meno
lo stesso schema, con differenze troppo lievi per rimanere impresse
nella memoria. Le uniche altre tracce degne di nota sono Pale fire,
con elementi swedecore e mathcore, e Faith as a virus,
forse la song più particolare del platter. Il resto si può prendere o
lasciare.
C’è da dire che quest’album spacca, e anche molto, però c’è anche un
qualcosa che mi fa storcere il naso ad ogni ascolto. Forse è la
produzione troppo perfetta nel missaggio finale, ed io sono un fan delle
imperfezioni nel sound (vedesi gruppi come Zao o The Chariot…),
o forse è la poca fantasia nell’arrangiamento dei vari brani.
Onestamente non lo so, però bisogna ammettere che quest’album è un must
per tutti coloro che non badano troppo alla fantasia dei gruppi, ma che
vogliono solamente ascoltare buona musica e darsi a dell'headbang
selvaggio.
Christopher Warman
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