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Nati nel 1991, i Writ On
Water sono un gruppo relativamente nuovo per me. Li ascoltai di
sfuggita tempo fa e mi affascinarono con il loro sound descrivibile come
un miscuglio di shoegaze, goth, e darkwave. Recentemente mi sono fatto
coraggio e ho acquistato a scatola chiusa (nel senso senza sapere cosa
aspettarmi) il loro secondo full-length del 2008, "A Wingless King",
che ora mi ritrovo a recensire. Il gruppo è essenzialmente formato da
Daneil Johnson e Jeff MacKey, aiutati poi da collaboratori vari. Il
primo lavoro del gruppo, uscito nel 1992, "Sylph" è stato seguito
da dieci anni di pausa, nel quale il gruppo ha rilasciato "The
Greyest Day Sessions: 1992-1994" (una collezione di demo varie) e
"Pelléas" (un Ep). Quindi a più di dieci anni di distanza dal loro
debutto, il gruppo esce con "A Wingless King".
Aprono il disco vocals riverberanti che fanno molto goth, seguite da una
leggera batteria, un pad gentile ed una chitarra graziosa. Angie
Swirls in pastel summer è un pezzo assolutamente romantico, che
nella sua tenerezza e leggerezza contiene una miriade di emozioni pronte
ad esplodere. Un pezzo molto anticonvenzionale per dare inizio ad un
album (essendo il più calmo del platter), ma di sicuro una scelta
favolosa! Segue A midsummer wish: una lieve brezza
ghiacciata mi inumidisce il volto, come quando si passeggia sulla
spiaggia in un giorno ventoso d’inverno. Vocals gelide vanno e vengono,
mentre distorsioni di chitarra leggere pervadono l’aria, come il suono
di fredde onde che s’infrangono sugli scogli. Dopo la conclusione di
questo breve, ma assolutamente brillante episodio musicale, si passa ad
Ancestor, il pezzo forte del platter. E’ difficile
distinguere tutti gli strati di strumenti utilizzati in questo pezzo, ma
forse è meglio così. Sono le vocals e le percussioni a dominare questo
pezzo: le vocals sono buie e cavernose, mentre la batteria, a differenza
della opener, è ovunque. Poi in questa song il duo dimostra anche di
sapercela fare con le lyrics, donandoci un pezzo davvero esistenziale in
cui il vocalist si chiede se sia possibile ricominciare la propria vita
da capo, offrendoci gemme come "I want to crawl into the womb / I want
to re-emerge as someone else" ("Voglio tornare nel grembo / Voglio
riemergere un’altra persona!). Pezzo assolutamente fantastico! Con
The laughter ceases però la band mi coglie di sorpresa: brano
interamente musicale, dominato da un bellissimo basso vibrante, da synth
oscuri e misteriosi e da un flauto orientale. Poi quando finalmente
entrano le vocals, solo per una frase, il pezzo si fa ancora più oscuro
e misterioso di prima. Illumina un po’ il platter Wondertime,
acustica, romantica e semplice, ma davvero bella, che farebbe diventare
Robert Smith verde d’invidia. Molto ambient è invece la seguente
The last night of her sleep, che torna un po’ sui passi di
A midsummer wish. Trappease è il pezzo
maggiormente dimenticabile del platter: non brutto, ma in confronto alla
bellezza del resto è modesto. Dead give away invece
costituisce un altro momento forte del platter, contenendo alcune delle
melodie più belle che abbia mai sentito, nonché dei bellissimi
arrangiamenti chitarristici e forse il lavoro vocale migliore in tutto
il disco. Ad un primo ascolto la melodia della seguente Rain over
unmapped sea mi ha fatto storcere un il naso (forse un po’ per
il fatto che segue Dead give away), però dopo un paio di
ascolti mi è piaciuto parecchio, essendo una delle tracce più dinamiche
del platter. Con Bittersuite invece il gruppo dimostra il
suo lato sperimentale; arrivando ai quasi 11 minuti, il pezzo può essere
diviso in tre parti: la prima è molto dissonante, contenendo vocals
molto lugubri, pervase da synth (o organo?) oscuri; la seconda è molto
leggera, consistendo di una batteria soft, e chitarre che da pulite
vanno a sporcizia totale; la terza parte (forse la più interessante)
contiene grigie chitarre ambient, e un flauto echeggiante, che, pur
essendo un po’ ripetitivo a tratti, funziona benissimo con l’aria
misteriosa del brano, finendo poi per sfumare tra orchestrazioni e
organi vari. Chiude il disco Things only heaven knows,
soave, con bellissime vocals melodiche, ottimi testi nostalgici e dolci
chitarre, che con vari arpeggi accarezzano l’ascoltatore lievemente,
salutandolo.
"A Wingless King" è un album assolutamente favoloso (nonché
difficile da trovare)! Ci sono delle gemme da non perdere. Se vi piace
lo shoegaze, il goth o il darkwave, fate vostro questo disco senza
perdere tempo, ne vale assolutamente la pena!
Christopher Warman
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