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1989. Siamo al culmine del periodo di (apparente) decadenza
degli AC/DC, storica band hard rock, ed ecco che, direttamente
dagli Stati Uniti, arriva nel panorama white una nuova band con un sound
chiaramente ispirato da quello degli australiani: il nome della band è
X-Sinner (che probabilmente andrebbe letto "Ex-Sinner", inglese
per "ex peccatore"). L'album di debutto è "Get It" ("prendete
questo"), forse un invito poco cortese rivolto a tutti coloro che
pensano al metal solo come ad una musica cattiva ed insana, a rivalutare
questo genere, come per sottolineare il concetto di metal cristiano.
Riff taglienti, voce aggressiva, batteria potente, il tutto sostenuto
ritmicamente dal basso di Rob Kneip, leader e fondatore della band, e
accompagnato da una forte voglia di glorificare il Signore attraverso la
musica.
Delle voci, lontane e sofferenti, urlano "Medicine" - che
difatti è il titolo della traccia che apre l'album - interrotte
dall'orecchiabile riff di chitarra della canzone; a circa un minuto
dalla fine arriva il breve, ma coinciso, assolo blues. Segue
Steppin' on toes, ove occorre mettere in risalto le parti
batteristiche, che quasi superano in volume i riff chitarristici. Molto
belli anche il coro del refrain e l'assolo, più tecnico e lungo rispetto
al precedente. Simili caratteristiche presenta la seguente Hearts
on fire, differenziata solo dal fatto che qui è nuovamente la
chitarra a farla da padrona. Importante notare come in queste prime
tracce la timbrica vocale del singer David sia straordinariamente uguale
a quella dell'inglese Brian Johnson degli AC/DC, somiglianza che
tornerà poi più avanti. No way in si distacca quasi del
tutto dal sound adoperato nel primo pezzo dell'album, soprattutto per
quanto riguarda la parte vocale e stilistica, qui molto vicina al thrash
metal sin dall'apertura affidata alla batteria; anche l'assolo
differisce dai precedenti, abbandonando il blues per ispirarsi invece ad
un ritmo più orientaleggiante. È il turno della title-track: riff d'apertura potente,
accompagnato dalla batteria che non è da meno. Si ritorna allo stile
musicale iniziale, tranne per il cantato, ancora pulito come nella
traccia precedente, anche se è curioso notare come nel coro sia udibile
la timbrica vocale "eisidisiana"! Chiusa questa piccola parentesi di
sonorità differenti, si arriva a metà album senza essersene accorti.
È nuovamente roca e graffiante la voce di Robbins, ancora
taglienti i riff di chitarra, di nuovo trascinanti i cori, ed il blues
che influenza gli assoli è inequivocabile. Caratteristiche che, insomma,
riprendono le prime tre tracce, senza mai ripetersi troppo, e accomunano
le successive Accountable, Walking evil e
Lift Him up. Kick 'em out invece porta un riff
di derivazione glam metal, il genere degli Stryper per
intenderci, un hard rock più sporco, quasi da strada. Chiude l'opera la
semi-ballad Living on the edge, dove vengono nuovamente
messe da parte le dure sonorità che caratterizzano l'album, voce
compresa. In definitiva un ottimo album, ben registrato e non troppo
pesante, insomma un rock'n'roll portato all'estremo, orecchiabile e
accessibile anche per i meno appassionati del genere.
Enrico Riccobene |