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Gli Xalt sono una delle tante meteore
dell'hard'n heavy cristiano statunitense di fine anni'80, inizio
anni'90; formatisi nel 1987, vedono a distanza di un anno il loro
esordio discografico in questo "Dark War"; un disco passato
inosservato forse perché sotterrato dalle valanghe di band contemporanee
e conterranee, e ciò è un vero peccato, dato che andandolo a ripescare
il sottoscritto ritiene di aver trovato un discreto episodio artistico.
"Dark War" è un disco tendenzialmente heavy, che ci introduce una
band con buone e fresche (per il periodo) idee; l'aspetto che qualifica
maggiormente questa band è la sezione strumentale, si ha un ottimo
lavoro chitarristico supportato da un basso sempre in primo piano con
linee fantasiose, brillanti e armoniose; i due strumenti dialogano in
maniera intelligente e riescono a costruire intrecci e supporti l'uno
verso l'altro decisamente ben fatti. Non convince del tutto il cantato
che talvolta sembra privo di decisione ed espressione, non a caso sono
presenti ben 4 tracce strumentali su 11 dove a mio avviso il gruppo si
esprime nella maniera più interessante.
La opener Ariel è un'intro sinfonica che non sembrerebbe
sposarsi bene con il resto delle tracce (forse dà un tocco di epic in
più al disco); si passa a Cross e God in a box,
brani normali che scorrono abbastanza velocemente ma che non lasciano il
segno; Where victory storms è un bellissimo strumentale
dal sapore epico-medioevale che ricorda un po' le cavalcate maideniane
quali Gengis-Khan o Losfer words, ottime
armonie chitarristiche supportate da una sezione ritmica elaborata e di
ampi contenuti; si passa da Angry fire, costruita su un
riff che forse non è proprio il massimo per poi andare a toccare la più
veloce e coinvolgente Ready for the fight (ancora una
volta parti di basso da paura). Si prosegue con A warriors honour
e Looking down a loaded gun per poi trovare altre due
tracce strumentali, si parla di Palace daydream e
Soldier in the midst, due ottimi brani epici caratterizzati da
melodie cupe e tempi doom. Si chiude in bellezza con una titletrack che
segue l'atmosfera dei due precedenti strumentali: Dark war
è un brano che in quanto a composizione sta un po' a cavallo tra i primi
Manowar e i Black Sabbath di "Iron Man", atmosfera
quasi drammatica e lugubre che si esaurisce con un fade out.
Un disco in definitiva di ampia portata, che attraversa
contemporaneamente territori heavy, hard rock, epic e doom, il tutto
creando in definitiva un buonissimo risultato; "Dark War" è
quindi da scoprire per tutti quegli amanti dell'heavy di stampo
primordiale.
Francesco Romeggini
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