|
Attinto savoir-faire dal paradigma in fatto di
christian label di proporzioni mondiali - ovviamente si parla del
mastodonte Solid State - la Facedown Records pare aver metabolizzato a
dovere e imboccato la giusta via per il successo che, seppur con la "s"
minuscola, è ora come ora in continua ascesa. Il genere trattato è le
stesso dell'altra etichetta statunitense, anche se qui con un piede più
puntato verso l'hardcore; la professionalità (con un occhio di riguardo
al fornitissimo merchandising) non è da meno della straripante passione.
Quanto a band in roster però non siamo certo ancora a quel livello, ma
tra Impeding Doom e No Innocent Victim diversi sono gli
act interessanti e piuttosto celebri nel mainstream non solo
underground, e tra questi vanno inseriti anche gli xDeathstaRx,
californiani dalla line-up in continua evoluzione. Il loro stile, a
dispetto di quanto lascerebbe intendere l'art work complessivo, in "We Are The Threat"
è molto poco hardcore, ad emergere è invece l'anima più metallica, che
tra riff swedish e numerosi assoli rende questo album fortemente
swedecore-oriented.
Pezzi di palese trade-mark svedese sono
Decline of the western civilization, in cui la lead tesse giri
armonici prima che il songwriting diventi esplosivo con doppia voce
ringhiante, la stilemizzata Through dead eyes, la pulita e
ricca di inserti solistici Fallen sons. Tracce più votate
al metalcore classico, con detonazioni ritmiche stoppate e breakdown,
risultano essere l'uno-due iniziale Where's your faith now?
e Burn everything, la ridondante ma anche serrata di
double bass Wake (Arise and wake / a call out to you
Christian / soften your calloused heart / hardness shatters with
resistance / this sin can cease to pattern you existence / if you'll
take hold of it / this is the day of your salvation / don't squander
those gifts of your destiny / there is so little time to make a stand /
this is the dawn of all eternity), la cupissima e downtuned City
of lost children. Gli xDeathstaRx i realtà non riescono a
brillare in modo memorabile quanto a potenza di fuoco, tuttavia almeno
un episodio lascia il segno anche da questo criterio valutativo: la nona
Because the flesh is weak è song ferale, pura violenza
strumentale in mid-tempo. Composizioni che meritano particolare analisi
sono due: la title-track We are the threat, nella quale
all'interno delle strutture degli elaborati pestaggi ritmici si
innestano substrati armonici che sfociato in trascinanti chorus, e
soprattutto la bizzarra Great opiate, bizzarra perché è
nientemeno che traccia power/heavy con cori epici alle Blind Guardian,
che si distingue da una comune power track per il ringhiato in lead
vocal e per alcune partiture metalcorose inserite quali bridge. Appunto
complessivo va fatto, già che ci siamo, proprio al ringhiato hc,
viscerale sì ma poco adatto a questo sound, andando ad appiattire molte
buone intelaiature strumentali costruite.
Chiudendo il discorso questo è un lavoro
apprezzabile, per una band che ciononostante potrebbe fare di più a mio
avviso se riuscisse a staccarsi dall'anima hardcore (soprattutto vocale)
per sviluppare appieno il proprio afflato swedecore, il quale in questo
disco a più riprese rivendica, probabilmente a ragione, priorità
compositiva.
Valerio Mei
|