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Gli Yeti sono una band molto legata ai compatrioti Royal
Anguish con cui condividono l'ibrido stile estremo ma anche,
ahimè, una certa evoluzione interna che li ha portati vieppiù ad
abbandonare le natie radici ideologiche. I Royal Anguish
vogliono ora imporsi sul mercato metal mondiale ed hanno iniziato a
mascherare la propria cristianità che, spinti in questo ragionamento
dalla politica della nuova label, ritengono non "venda"; percorso
simile, ma meno legato al fattore economico, è per gli Yeti,
la quale nata come christian band, ha ora rinnegato il movimento e
le proprie radici dandosi prima al fantasy e poi cambiando
addirittura nome in Among The Dead, eliminando prontamente in
questo nuovo corso la croce dal proprio logo ed ogni riferimento
alla fede. I primi due lavori sono però decisamente
christian-oriented, e di essi ci possiamo occupare su questo portale
dedicato alle band composte da cristiani che vogliono testimoniare,
attraverso il metal, il proprio cristianesimo.
L'ora sestetto esordì nel lontano 1998 con l'omonimo full-length, un
Cd di cinque tracce per circa 38 minuti, uscito per la Pluto Records
ed oramai pressochè introvabile, per poi tornare alla ribalta solo
cinque anni dopo con questo Ep autoprodotto, quattro songs per 19:27
minuti, letteralmente super. Ad aprire le danze ci pensa Into
the abyss of emptiness, un intro di tastiere angosciate
prima e sinfonico-solenni (persino epicheggianti), ma ricche di
preziosismi elettronici, poi. I 5:20 successivi, Niflheim,
sono il capolavoro del disco: vi scopriamo in questo scrigno, ben
miscelato, death cupo e massiccio, altrove esplosivo, venature
chitarristiche epiche, growl e scream in parallelo, rallentamenti
doom, accelerazioni black, recitato, break tecnici e progressivi,
tastiere onnipresenti; un assolo chiude meravigliosamente il tutto,
sfumando. Da ascoltare e godere. Spirits of old è, almeno inizialmente, molto più death
grezzo e cupo, ma è poi addolcita da una chitarra melodica e da un
sound esplosivo che vanta, a suo sostegno, un ottimo lavoro di
drumming; inoltre sono sempre presenti clean vocals solenni ed una
sfuriata in black style; di qui la song riprende la strada del death
spinto, finchè un passaggio tastieristico e chitarristico
neoclassico, poi proiettato nel doom, non fa tornare alla mente
incredibilmente gli Antestor, il cui legame credo sia però
solo casuale. Torna il black e poi il death in cui la lead va a
sfumare l'assolo. A terminare questo piccolo gioiello di metal
estremo è Shallow graves by winter's hand la cui
tastiera dark-sinfonica lascia spazio ad un melodic death/gothic,
luminoso nei nostalgici riff, che molto rimanda, anche nei break
doom, ai Morphia, band quindi assimilabile agli Yeti
per alcune caratteristiche.
La produzione è ottima, bilanciata e potente, almeno quanto lo è
l'attraente uso dei vocals; il songwriting è elaborato ed
accattivante nel suo continuo gioco di luci ed ombre. Il sound
proposto è strutturato, compatto e mai banale. Grandissima release,
dispiace davvero che gli Yeti non abbiano più un futuro e che
quindi di questa band che ora si nomina Among The Dead, molto
probabilmente qui non ne sentiremo più parlare.
Vaake
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