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YETI
Yeti
 
 

 

YETI
Niflheim   (Ep)
death
2003 - Self
(USA)
www.myspace.com/theyeti

 

Gli Yeti sono una band molto legata ai compatrioti Royal Anguish con cui condividono l'ibrido stile estremo ma anche, ahimè, una certa evoluzione interna che li ha portati vieppiù ad abbandonare le natie radici ideologiche. I Royal Anguish vogliono ora imporsi sul mercato metal mondiale ed hanno iniziato a mascherare la propria cristianità che, spinti in questo ragionamento dalla politica della nuova label, ritengono non "venda"; percorso simile, ma meno legato al fattore economico, è per gli Yeti, la quale nata come christian band, ha ora rinnegato il movimento e le proprie radici dandosi prima al fantasy e poi cambiando addirittura nome in Among The Dead, eliminando prontamente in questo nuovo corso la croce dal proprio logo ed ogni riferimento alla fede. I primi due lavori sono però decisamente christian-oriented, e di essi ci possiamo occupare su questo portale dedicato alle band composte da cristiani che vogliono testimoniare, attraverso il metal, il proprio cristianesimo.

L'ora sestetto esordì nel lontano 1998 con l'omonimo full-length, un Cd di cinque tracce per circa 38 minuti, uscito per la Pluto Records ed oramai pressochè introvabile, per poi tornare alla ribalta solo cinque anni dopo con questo Ep autoprodotto, quattro songs per 19:27 minuti, letteralmente super. Ad aprire le danze ci pensa Into the abyss of emptiness, un intro di tastiere angosciate prima e sinfonico-solenni (persino epicheggianti), ma ricche di preziosismi elettronici, poi. I 5:20 successivi, Niflheim, sono il capolavoro del disco: vi scopriamo in questo scrigno, ben miscelato, death cupo e massiccio, altrove esplosivo, venature chitarristiche epiche, growl e scream in parallelo, rallentamenti doom, accelerazioni black, recitato, break tecnici e progressivi, tastiere onnipresenti; un assolo chiude meravigliosamente il tutto, sfumando. Da ascoltare e godere. Spirits of old è, almeno inizialmente, molto più death grezzo e cupo, ma è poi addolcita da una chitarra melodica e da un sound esplosivo che vanta, a suo sostegno, un ottimo lavoro di drumming; inoltre sono sempre presenti clean vocals solenni ed una sfuriata in black style; di qui la song riprende la strada del death spinto, finchè un passaggio tastieristico e chitarristico neoclassico, poi proiettato nel doom, non fa tornare alla mente incredibilmente gli Antestor, il cui legame credo sia però solo casuale. Torna il black e poi il death in cui la lead va a sfumare l'assolo. A terminare questo piccolo gioiello di metal estremo è Shallow graves by winter's hand la cui tastiera dark-sinfonica lascia spazio ad un melodic death/gothic, luminoso nei nostalgici riff, che molto rimanda, anche nei break doom, ai Morphia, band quindi assimilabile agli Yeti per alcune caratteristiche.

La produzione è ottima, bilanciata e potente, almeno quanto lo è l'attraente uso dei vocals; il songwriting è elaborato ed accattivante nel suo continuo gioco di luci ed ombre. Il sound proposto è strutturato, compatto e mai banale. Grandissima release, dispiace davvero che gli Yeti non abbiano più un futuro e che quindi di questa band che ora si nomina Among The Dead, molto probabilmente qui non ne sentiremo più parlare.

Vaake

VOTO

89

 

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