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Strana storia quella di questo interessantissimo
gruppo floridiano. L'esordio data 1998 col concept full-length in esame,
di cui però non si conosce il contenuto data la totale assenza di lyrics,
sia nel booklet che nel sito ufficiale. Passano ben cinque anni e la
band torna sfornando il minicapolavoro "Niflhein", che è però
solo un Ep di venti minuti scarsi. Entrambi i dischi sono
christian-oriented, anche se impastati con elementi fantasy. Qualche
cambio di line-up e la decisione improvvisa di dare un netto taglio col
passato togliendo innanzitutto la croce dal logo, ma poi cambiando
addirittura monicker in Among The Dead, neoband ora votata
addirittura all'oscurità esoterica...Ma poi succede che ci ripensino
ancora, così ad Among The Dead ora preferiscono di nuovo la
denominazione Yeti (il sito ufficiale però ormai ha e resta con
l'altro dominio), ma la croce ed ogni riferimento religioso rimangono
accuratamente accantonati. Idee evidentemente molto confuse per il
combo, ma non certo a livello musicale, dove gli Yeti sono
letteralmente clamorosi. "Niflhein" ha stupito, ma anche questo
omonimo "Yeti" a suo modo lo fa.
Spira un forte vento denso di neve, quando una
decrepita opprimente tastiera si inserisce divenendo il dolce sottofondo
di un narrato turbato. L'incantevole riff di keys tornerà a marcare
indelebilmente i 2:35 minuti dell'Intro, invitante proemio
a Foretold gathering, song estremamente variegata con
predominanza del doom atmosferico, scandito dall'eterodosso (per il
genere) drumming di
Scott Nunn, dall'indubbio forte appeal pur nella sua contenuta
complessità, che si prodigherà addirittura in ondulazioni di poderoso
metalcore;
Al Nunn nel suo growl è decisamente gutturale sullo sprazzo doom-death
che presto si acquieta adagiandosi in un'incantata atmosfera fantasy. Un
lento assolo ridona progressivamente energia alla composizione fino a
sfociare in un dirompente death: il finale è tutto doom inquieto reso
ancor più tale da lontani imprecisati ruggiti. The awakening
si introduce con un recitato carico di tensione cui seguono passaggi
atmosferici, doom in growl, break death con chitarre dal mood buio,
tastiera sinfonica, una lead guitar malinconica e detonazioni metalcore
in chiusa: l'eclettismo quindi non manca di certo, ma sempre
intelligentemente ponderato. Arriviamo così ad un pezzone da nove
minuti, I walk among the dead. L'esordio della track è per
un ambient sintetico con anche temporale e tuoni, finchè non subentra un
doom imponente ma assai vario; pause decadenti ed avvolgenti vengono a
più riprese annichilite da massacri death i quali tendono sovente al
metalcore, ma non sempre: la sfuriata con gutturale e scream è
entusiasmante, il finale è ancora cadenzato e sognante. Ultima tappa del
viaggio When darkness fails to fall, brano fin da subito
intenso con deep growl ed urlato a volontà, alternerà mero death a mero
doom, con però un drumming qui decisamente Zao (la predilezione
stilistica del batterista è lampante). La keys di
Eric Avante arriva ad essere sinistra, viatico ad una randellata di
blastbeats, il cui riffing guida va a sfumare. Sembra finita, ma dopo un
lungo silenzio una stazione radio dà un narrato dal fitto ambient in
sottofondo, ove parte improvvisamente un lontano bestiale urlo di yeti,
subito però seguito da una passionale e dolce song anni...boh, '30?!
Quaranta ottimamente prodotti ed eseguiti polimorfi minuti di sognanti emozioni e di
scariche di pura adrenalina, in un concept musicale ricco di un fascino
a tratti quasi intimista. Cosa combineranno da ora in poi gli oscuri Among
The Dead - di nuovo neo Yeti - ormai poco ci riguarda, tuttavia per
quello che ci hanno regalato gliene saremo sempre grati,
tenendo reconditamente accesa la benchè fioca speranza di un loro
ritorno alla Luce.
Vaake
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