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The Funeral Of God
 
 

 

ZAO
All Else Failed
metalcore
2002 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/zao

 

Ma quanto è strana la vita, certe volte. Ormai dovremmo esserci abituati al fatto che la gente o ne capisce poco di musica, o forse non è semplicemente in grado di apprezzarla come si deve. Fatto sta che per liberarsi di alcuni dischi ritenuti probabilmente "poco vendibili", non sono pochi i negozianti che li piazzano in bella mostra con un prezzo ridotto alla metà, se non ad un terzo del normale. Ma quello che vidi a Bari quella mattina del 6 Settembre 2006 fu allucinante: banconi di Cd con un prezzo in media sugli 8 euro, e soprattutto "All Else Failed" degli Zao a 5 euro. 5 euro! Dico, ma scherziamo? Ovviamente lo comprai.

 

Premetto che sarò di parte in tale recensione, parlerò forse un pò troppo da fan, ma in fondo parliamo di una band che da sempre ho scolpita nel cuore. Quel volto dai capelli lunghi in copertina, adocchiato nel negozio, mi risultò subito familiare, perché fu esattamente con questo disco, anni fa, che ascoltai per la prima volta la band di Parkersburg. Disco, peraltro, il primo degli Zao, datato 1995 (anche se quello da me comprato è la ri-registrazione del 2002, con la formazione attuale e quindi anche con il caro Dan) e quindi estremamente più carico di quell’attitudine dirompente, senza compromessi e terribilmente affascinante dei primi anni. Parliamo ovviamente di uno dei dischi più spiccatamente "cristiani" del gruppo, americano, come basta leggere dal (bellissimo) testo di All else failed, e la cosa non ci stupisce più di tanto, visto che questa era la loro più spiccata caratteristica nei tempi d’oro... "(A throne in Heaven is empty for 33 years) Why?", "For generation upon generation God retained a silence that shattered the hearts of men", e poi "There is no other name, given among men, whereby they might be saved", fino alla frase conclusiva, che non lascia dubbi in merito: "The only thing in life that is constant is Jesus". E qui Dan ci metteva tutto se stesso urlando i bellissimi testi della prima band, non credo di essere nel torto affermando che forse qui Weyandt dà una delle sue interpretazioni vocali migliori. Pochi altri screaming, in questo genere, sono fluidi e godibili come il suo.

 

Qui il gruppo riuscì senza riserve a farsi portabandiera di quel delicato connubio tra metal e hardcore che oggi va tanto di moda negli States, e risulta ancor più degno di lode se si osserva che riuscirono a vantare una personalità assoluta, che la maggior parte dei gruppi che oggi vogliono suonare come loro si sognano la notte. Niente tonnellate di death metal svedese e riff taglienti come il rasoio, ma solo chitarre pesanti e sature, e un suono Zao al 100%. Una ritmica ridotta all’osso regna per tutto il corso dell’album. Impossibile non perdere la testa ascoltando Resistence, tra i brani, a mio modesto parere, più coinvolgenti e intelligentemente costruiti del gruppo, e poi la splendida accoppiata tritaossa di Growing in grace e Foresight, prima di sprofondare nella velocità sostenuta di Ps 77 (ma sarà un’eccezione). Importante ricordare che quest’album, come soleva aspettarsi dalle prime produzioni del gruppo, è tra i più lenti della loro carriera. Nella lentezza e nella semplicità dei riff, sempre e comunque sostenuti, gli Zao riuscirono proprio qui a dare il meglio di sé. Impossibile resistere quando le chitarre ti entrano in corpo, e la tua mente viaggia con loro. Una goduria assicurata. E il gran finale spetta alla title-track, una canzone che da sola varrebbe l’album, cambi di tempo e di riff che si susseguono lentamente quasi a dare un volto "cronologico" e teatrale alle parole del testo, e credo che nessun altro avrebbe saputo comporre un pezzo del genere.

 

Gli Zao furono e sono tutt’oggi un’icona, e se amate almeno un po' voi stessi e le vostre orecchie, vi consiglierei di non perdervi un’esperienza simile. Valgono ben più di 5 bigliettoni senz’anima.

 

Stefano Pentassuglia

VOTO

83

 

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