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Ma
quanto è strana la vita, certe volte. Ormai dovremmo esserci abituati al
fatto che la gente o ne capisce poco di musica, o forse non è
semplicemente in grado di apprezzarla come si deve. Fatto sta che per
liberarsi di alcuni dischi ritenuti probabilmente "poco vendibili", non
sono pochi i negozianti che li piazzano in bella mostra con un prezzo
ridotto alla metà, se non ad un terzo del normale. Ma quello che vidi a
Bari quella mattina del 6 Settembre 2006 fu allucinante: banconi di Cd
con un prezzo in media sugli 8 euro, e soprattutto "All Else Failed"
degli Zao a 5 euro. 5 euro! Dico, ma scherziamo? Ovviamente lo
comprai.
Premetto che sarò di parte in tale recensione, parlerò forse un pò
troppo da fan, ma in fondo parliamo di una band che da sempre ho
scolpita nel cuore. Quel volto dai capelli lunghi in copertina,
adocchiato nel negozio, mi risultò subito familiare, perché fu
esattamente con questo disco, anni fa, che ascoltai per la prima volta
la band di Parkersburg. Disco, peraltro, il primo degli Zao,
datato 1995 (anche se quello da me comprato è la ri-registrazione del
2002, con la formazione attuale e quindi anche con il caro Dan) e quindi
estremamente più carico di quell’attitudine dirompente, senza
compromessi e terribilmente affascinante dei primi anni. Parliamo
ovviamente di uno dei dischi più spiccatamente "cristiani" del gruppo,
americano, come basta leggere dal (bellissimo) testo di All else
failed, e la cosa non ci stupisce più di tanto, visto che questa
era la loro più spiccata caratteristica nei tempi d’oro...
"(A
throne in Heaven is empty for 33 years) Why?", "For generation upon
generation God retained a silence that shattered the hearts of men", e
poi "There is no other name, given among men, whereby they might be
saved", fino alla frase conclusiva, che non lascia dubbi in merito: "The
only thing in life that is constant is Jesus".
E qui
Dan ci metteva tutto se stesso urlando i bellissimi testi della prima
band, non credo di essere nel torto affermando che forse qui Weyandt dà
una delle sue interpretazioni vocali migliori. Pochi altri screaming, in
questo genere, sono fluidi e godibili come il suo.
Qui
il gruppo riuscì senza riserve a farsi portabandiera di quel delicato
connubio tra metal e hardcore che oggi va tanto di moda negli States, e
risulta ancor più degno di lode se si osserva che riuscirono a vantare
una personalità assoluta, che la maggior parte dei gruppi che oggi
vogliono suonare come loro si sognano la notte. Niente tonnellate di
death metal svedese e riff taglienti come il rasoio, ma solo chitarre
pesanti e sature, e un suono Zao al 100%. Una ritmica ridotta
all’osso regna per tutto il corso dell’album. Impossibile non perdere la
testa ascoltando Resistence, tra i brani, a mio modesto
parere, più coinvolgenti e intelligentemente costruiti del gruppo, e poi
la splendida accoppiata tritaossa di Growing in grace e
Foresight, prima di sprofondare nella velocità sostenuta di
Ps 77 (ma sarà un’eccezione). Importante ricordare che
quest’album, come soleva aspettarsi dalle prime produzioni del gruppo, è
tra i più lenti della loro carriera. Nella lentezza e nella semplicità
dei riff, sempre e comunque sostenuti, gli Zao riuscirono proprio
qui a dare il meglio di sé. Impossibile resistere quando le chitarre ti
entrano in corpo, e la tua mente viaggia con loro. Una goduria
assicurata. E il gran finale spetta alla title-track, una canzone che da
sola varrebbe l’album, cambi di tempo e di riff che si susseguono
lentamente quasi a dare un volto "cronologico" e teatrale alle parole
del testo, e credo che nessun altro avrebbe saputo comporre un pezzo del
genere.
Gli
Zao furono e sono tutt’oggi un’icona, e se amate almeno un po' voi
stessi e le vostre orecchie, vi consiglierei di non perdervi
un’esperienza simile. Valgono ben più di 5 bigliettoni senz’anima.
Stefano Pentassuglia |