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The Funeral Of God
 
 

 

ZAO
Parade Of Chaos
metalcore
2002 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/zao

 

Il metalcore è uno dei sottogeneri del metal che ai giorni d’oggi entusiasma sempre più giovani di ogni età, sesso o nazionalità. Nasce dalla fusione di hardcore punk (genere nato negli anni ’80) e varie sottocategorie appartenenti all’heavy metal (come il thrash e il death, ultimamente influenzato anche da sonorità melodiche e/o elettroniche) ed ebbe il suo grande sviluppo negli anni ’90. Il perché di questa premessa è molto semplice e non è né casuale né di “abbellimento” alla recensione stessa: l’analisi è dedicata ai mitici Zao, band del ’93, tutt’ora in attività e considerata niente popò di meno che una delle figure pioniere di questo incredibile genere, che è il metalcore, il quale evolvendosi ha dato vita (seppur con diverse sfumature) a nomi come Trivium, Caliban, Cataract, Killswitch Engage, Shadows Fall e altri ancora (per quanto riguarda il ramo secular) e a band come As I Lay Dying, August Burns Red, War Of Ages, Saving Grace, Becoming The Archetype ecc (per quanto riguarda la scena Christian). I pionieri del genere, gli Zao, fanno parte di questa seconda categoria.

“Parade Of Chaos” è il dodicesimo album della band, uscito nel 2002 sotto l’etichetta della Solid State. E’ costituito da 10 tracce tra loro perfettamente coese e l’una diversa dall’altra (non c’è dunque rischio di annoiarsi), caratterizzate da sonorità tipiche del metalcore delle origini (un po’ grezze ma ugualmente potenti), e talvolta “impreziosite” da suoni melodici/elettronici (che personalmente non apprezzo moltissimo). L’album si apre con The buzzing, ottima traccia meramente metalcore, che presenta le caratteristiche sopra citate. Splendida la voce graffiante e violenta del singer che dona a questo brano (come ai successivi) un taglio brutale. Segue SuspendSuspension, il cui inizio è definibile “alla Living Sacrifice”, per poi tornare sulle proprie orme. Inoltre è qui presente per la prima volta nel cd una parte cantata in clean molto suggestiva e fortemente influenzata da sonorità grunge. Il brano si conclude con quasi 2 minuti di suoni elettronici alquanto originali. La traccia seguente prende il titolo dell’album stesso, Parade of chaos, una delle canzoni migliori del disco, caratterizzata da spezzoni fortemente thrash, altri tendenti al deathcore (sottogenere del metalcore) e un assolo discreto ma azzecatissimo nella prima metà della canzone. Niente di che, a mio avviso, la successive Angel without wings e Killing Cupid, seppur per alcuni aspetti originali. Di gran lunga migliore il brano seguente: Free the three. La traccia 7 è Man in the womb: ottima canzone lenta e tranquilla (indiscutibilmente tendente al grunge), priva di chitarre distorte o voci in scream, accompagnata in sottofondo da un suono sintetico continuo e costante, e da un altro “rumore” non meglio identificato, udibile in modo chiaro solo alla conclusione del brano. Si torna dunque allo stile violento e graffiante con A pirates prayer, altra traccia validissima assieme a Parade of chaos. Ci avviciniamo alla fine con la penultima traccia completamente elettronica e distorta  The ballad Of Buddy Bigsgy, per giungere poi alla conclusione vera e propria: How are the weak free, finale perfetto che racchiude in sé tutti gli elementi caratteristici di questa fantastica band (dai suoni duri e grezzi, alle sonorità più calme e melodiche).

Che dire… sono gli Zao. Non sono un’altra band. Sono sempre loro; non a caso considerati i pionieri del metalcore. E’ per questo che non mi sento di aggiungere altro, tranne che, anche questa volta, la band statunitense è riuscita a creare un ulteriore capolavoro firmato “Zao” per l’appunto.

Salvatore Garasto

VOTO

82

 

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